Percorso storico – Sant’Oreste

 

Il Soratte, con la sua imponente mole, emerge dal paesaggio limitrofo come un’isola calcarea, compresa geograficamente tra il fianco destro della Valle del Tevere e il Distretto Vulcanico Sabatino in una fascia territoriale chiamata Pre-appennino. Il paesaggio dal punto di vista geologico è suddiviso tra la valle del Tevere, i Rilievi Collinari Vulcanici e la Dorsale Carbonatica.

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La struttura è unica e suggestiva, un rilievo mesozoico che si erge tra pianori vulcanici ed un’antica vallata dell’era glaciale costituita da sedimenti alluvionali. Si eleva solitaria tra le colline ed è visibile da molto lontano con i suoi 691 m slm. La sua geologia è stata a lungo studiata mentre le sue cavità carsiche non sono del tutto esplorate.

Vista dal Soratte

E’ sicuramente l’elemento dominante a nord di Roma. Da uno studio sui ritrovamenti archeologici tutti posteriori al 1986 si assiste ad un’industria litica del paleolitico medio, di prodotti grossolani, raramente scheggiati, i chopper. Un vaso quadriansato del neolitico è stato ritrovato nella grotta dei Meri e probabilmente faceva parte di un rito delle acque. A Sant’Oreste per ora non ci sono tracce di rilievo sia del bronzo che della prima età del ferro.

Il monte Soratte faceva parte della federazione Capenate, una popolazione simile agli etruschi, organizzati in città stato, con un alfabeto e una lingua propri. Coltivatori di vite e ulivo, alberi da frutto, canapa e lino vivevano nei territori che dalla Valle del Tevere si estendevano fino alla Via Flaminia, e a nord si spingevano fino al Soratte, oltre il quale vivevano i Falisci. Sul Monte Soratte era adorato dal Capenati il dio Soranus, in seguito identificato con Apollo, o con Dis Pater. La città egemone dei Capenati era Capena e l’altro importante luogo di culto era Lucus Feronia sulla Via Tiberina.

Plinio riferisce che il culto del dio del Monte Soratte era celebrato dalle famiglie degli Hirpi Sorani o anche chiamati “lupi di Soranus“, che secondo la leggenda avevano imparato a danzare e camminare sopra i carboni ardenti; per questo motivo queste genti erano state esentate per mezzo di un decreto del Senato dal servizio militare e da altri obblighi. Virgilio nell’Eneide riferisce un’invocazione di Arunte al dio Apollo “custode del santo Soratte” e parla nuovamente della pratica cultuale del camminare sui carboni ardenti. La pratica era stata suggerita dalla Sibilla Tiburtina quando gli Hirpi durante un sacrificio avevano contratto il morbo della peste dai lupi infetti ed erano stati invitati a comportarsi “More Lupi” come i lupi che avevano camminato sul fuoco per sottrarre le viscere degli animali offerti durante il sacrificio a Soranus.

Falisci e Capenati, alleati di Veio, vennero sconfitti dai Romani con la caduta della città etrusca nel 396 a.C. e il territorio Capenate fu assegnato nel 387 a.C. alla tribù Stellatina e la sua capitale Capena non venne distrutta ma annessa e divenne un importante municipio federato Romano.

Dopo che i romani conquistarono Capena e Faleri, il monte venne utilizzato per il controllo del Tevere durante le fasi della conquista. Ville agricole sorsero sul territorio: i resti di una di queste, con impianto termale, affreschi e pavimenti mosaico, furono rinvenuti nella località “Giardino” a Sant’Oreste.

Le ville influirono anche sullo sviluppo di Sant’Oreste la cui storia è estremamente legata al Monte Soratte.

12247175_10206703451299246_574605498820197193_nCon la vittoria del cristianesimo il monte divenne famoso per la leggenda di Papa Silvestro che si rifugiò nella grotta sulla cima del monte dove sorgeva il tempio pagano di Apollo Sorano. Sui resti del tempio nel VI sorgerà il monastero di San Silvestro. Nella prima metà del VI secolo vi sarebbe stato monaco san Nonnoso di cui vengono narrati tre miracoli da san Gregorio Magno.

Il monachesimo benedettino che si espandeva nel territorio circostante, occupò anche questi luoghi accrescendo il culto ed edificando altri monasteri che si trovano sulle creste della Montagna: Il Monastero di Sant’Antonio, di Santa Lucia, di San Sebastiano e Santa Romana.

Castrum Sancti Heristi, sorse nel 747 come dal Chronicon  di Benedetto, monaco del soratte. Il primo nucleo urbane risale al X secolo ed il nome Oreste pare derivi da Heristo della famiglia degli Eristi, un giovane romano martirizzato sotto Nerone nel 68 d.C . A lui è dedicata una chiesa con elegante campanile romanico.

Il centro storico pur conservando strutture medievali ha il tipico aspetto cinquecentesco. Si accede al centro attraverso tre porte costruite nel 1554, nel periodo in cui la proprietà passò dal monastero di San Paolo in Roma all’Abbazia delle Tre Fontane.

Nel 1576 Alessandro Farnese fece redigere uno Statuto della comunità. Nel 1661 alcune reliquie di san Nonnoso furono donate dal vescovo di Frisinga (Freising, in Baviera), dove il suo corpo era stato traslato nell’XI secolo. Il santo fu dichiarato nel 1676 come patrono del paese.

Nel 1798 i cittadini di Sant’Oreste aderirono alla Repubblica romana. Dal 1817 il comune di Sant’Oreste fu soggetto amministrativamente al “governo” di Nazzano (sostituito nel 1828 come capoluogo di “governo” da Castelnuovo di Porto), che apparteneva al distretto di Roma, a sua volta appartenente alla comarca di Roma. Dopo l’annessione dello Stato pontificio al Regno d’Italia nel 1870, il comune di Sant’Oreste risultò avere 1747 abitanti nel censimento del 1871. Furono condotti importanti lavori pubblici, tra cui la costruzione di un nuovo cimitero presso l’antica chiesa di Sant’Edisto (1874) e di una cisterna per l’acqua (“Cisternone”, 1880), e venne istituito l’asilo comunale (1891).

Nel 1913 alla morte dell’ultimo abate, l’antica commenda feudale venne avocata dal papa, che nominò un amministratore apostolico e nel 1927, alla morte di questi definitivamente abolita.

Nel 1927 il comune di Sant’Oreste entrò a far parte della neoistituita provincia di Viterbo, ma nel 1941 passò a quella di Roma.

busor_thumbSMOAUTO_366X0Durante la seconda guerra mondiale la rete di gallerie scavate nel monte Soratte, ampliate come deposito dal governo italiano tra il 1937 e il 1938 venne utilizzata nel 1943-1944 come quartier generale delle forze di occupazione tedesche e come residenza del capo di stato maggiore, il maresciallo Albert Kesselring. Oggi recenti restauri hanno permesso la fruizione del pubblico alle visite presso le gallerie.