La magia della notte della Befana

FB_IMG_1515131227929Protagonista delle feste pagane degli antichi romani, la Befana rappresentava la natura e l’abbondanza. Nel Medioevo, però, con la condanna della Chiesa, ha assunto l’aspetto di un’anziana a cavalcioni di una scopa divisa tra bene e male.

La figura della Befana e la festività dell’Epifania hanno origine nei riti propiziatori della fertilità che presero forma fra le popolazioni italiche nel X-VI secolo a.C.
Il termine epifania letteralmente significa “manifestazione, presenza divina, apparizione”.
La credenza voleva che il 6 gennaio, 12 notti dopo la celebrazione del Sol Invictus (il quale ricorreva il 25 dicembre, data in cui in seguito venne stabilito il Natale cristiano), delle ninfe volassero al di sopra dei campi benedicendo il raccolto.
Sovente queste entità benefattrici vennero associate alla dea Diana -divinità non solo della caccia, ma anche dei cicli lunari e delle coltivazioni- e alle sue ancelle. Altre volte é stata associata alla divinità minore Sàtia o ad Abùndia. Un’altra antica festa romana con cui si celebrava l’inizio dell’anno, quella in onore di Giano e Strenia, che potrebbe collegare la Befana al mondo romano perché era previsto che i partecipanti si scambiassero dei doni.
L’avvento del cristianesimo non riuscì a soffocare questa celebrazione, tuttavia l’immagine della divinità venne trasmutata in quella di una strega, benché benevola.
Da questo derivano le fattezze grottesche della vecchina e il suo abbigliamento. La scopa è da sempre associata al concetto di purificazione e, nella fattispecie, della pulizia spirituale. Per differenziarla dalle malefiche megere, nell’immaginario Medievale collettivo ci si figurava la Befana cavalcare la scopa al contrario, tenendo le remaglie di saggina di fronte a lei.
Intorno alla figura della Befana, iniziarono a svilupparsi leggende che la inquadravano come una maga più che come una divinità, soprattutto nel Medioevo quando iniziò la caccia alle streghe. Ma proprio per il suo essere una figura a metà tra bene e male, la Befana venne gradualmente accettata anche nella cultura cattolica. La sua figura è stata associata alla data del 6 gennaio, dopo il Natale per celebrare “la manifestazione di Gesù a tutte le genti”. E tradizione vuole che la Befana continui a essere una figura che sa distinguere fra buono e cattivo: ai bambini che si sono comportati bene durante l’anno, lascia dolci e caramelle, mentre a quelli cattivi, il carbone..
Una versione cristianizzata della leggenda, invece, spiega le origini della Befana narrando che i tre Re Magi -nel seguire la Stella Cometa verso la grotta di Betlemme- si fermarono a chiedere informazioni presso un’anziana signora, insistendo poi affinché questa andasse con loro.
La vecchia rifiutò ma ben presto si pentì: uscì in strada portando con sé un carico di dolci, regalandoli a tutti i bambini nella speranza che uno di essi fosse proprio Gesù.
Ancora oggi la vecchina vaga per la terra offrendo leccornie ai più piccoli e loro, in cambio, appendono vecchie calze e scarpe come segno di ringraziamento: la Befana potrebbe averne bisogno nel caso in cui, nel corso della lunga peregrinazione, le sue calzature si dovessero consumare..

I miti germanici – Nella tradizione germanica la Befana è associata alla figura di Holda (o Frau Holle) e di Berchta. Nel primo caso si tratta di un’anziana presente nelle fiabe dei fratelli Grimm, con i denti lunghi e affilati, ma generosa e amante della neve. Nel secondo caso, Berchta è una cugina di Holda ed è una “signora delle Bestie” che compare nella mitologia germanica sia come bella e bianca come la neve, che come una vecchia donna.

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