Gli Hirpi Sorani

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Il Soratte fu abitato fin dall’Età del Bronzo dai nostri progenitori, i Capenati. Qui era adorato dai Capenati il dio Soranus, in seguito identificato con Apollo, o con Dis Pater. La città egemone dei Capenati era Capena e l’altro importante luogo di culto era Lucus Feronia sulla Via Tiberina. Sulla montagna sacra Etruschi, Falisci, Capenati e Sabini si riunivano e gli Hirpi Sorani, i misteriosi sacerdoti pagani, celebravano riti ancestrali in onore del Dio Lupo. 

Orco_03Dio etrusco degli inferi con pelle di lupo      →

Secondo gli storici, i sacerdoti del culto di Soranus erano in grado di camminare a piedi scalzi sulle braci ardenti, per tre volte, senza provare dolore né scottarsi. Portavano in questo modo le carni delle offerte sacrificali fino all’altare del dio, camminando e danzando sulle braci. Compivano questo rituale una volta l’anno, in concomitanza con il Solstizio d’Estate. Tracce dell’antico tempio si possono osservare nella cripta della Chiesa di San Silvestro. Sembra che gli Hirpi si vestissero di pelli di lupo perchè secondo la leggenda, durante il  Primo Sacrificio in cima al monte Soratte, un branco di lupi famelici arrivò per sottrarre le viscere  delle vittime sacrificali, fuggendo poi per la foresta . I presenti ne seguirono le tracce fino a una grotta che emanava vapori infernali. Le esalazioni tossiche uccisero quasi tutti gli uomini, mentre i pochi sopravvissuti tornarono nel villaggio, spargendo il morbo misterioso che decimò la popolazione. Quando venne interpellato l’Oracolo, la sibilla tiburtina,  rivelò che i Lupi erano protetti da Dis Pater (Plutone), il Dio dell’Aldilà, e che seguirli fino alla Caverna proibita aveva causato la maledizione della pestilenza. L’unico modo per sperare nella salvezza ed acquietare gli spiriti sarebbe stato  di comportarsi come lupi. Così nacquero gliHirpi Sorani e lo stesso popolo passò alla storia come “irpini”. Alcuni degli appestati si trasferirono per non contagiare il resto della popolazione, presso Morlupo.

Hirpi è la parola faliscia per “lupo”, mentre Soranus è il nome del dio venerato nell’area.

Dal lupo deriverà la mitologia di Roma, i lupercalia, il lupo che allatta i gemelli…

Anche Virgilio nella sua opera l’Eneide racconta della Montagna Sacra e di Apollo:

“Sommo fra i numi, Apollo,

del sacro Soratte custode,

che noi sopra gli altri onoriamo…”

(Virgilio, Eneide, XI, 785).

I Romani, in Età Classica, edificarono sulla cima un tempio dedicato al dio Apollo unificando i due culti di Apollo e Sorano. In epoca cristiana il culto mutò nella devozione a San Silvestro che si era rifugiato in questi luoghi.

I Capenati  erano un popolo simile agli etruschi, organizzato in città stato, con un alfabeto e una lingua propri. Coltivatori di vite e ulivo, alberi da frutto, canapa e lino, vivevano nei territori che dalla Valle del Tevere si estendevano fino alla Via Flaminia, e a nord si spingevano fino al Soratte, oltre il quale vivevano i Falisci.

 

E’ Plinio che ci riferisce come il culto del dio del Monte Soratte era celebrato dalle famiglie degli Hirpi Sorani, anche chiamati “lupi di Soranus“, queste genti erano state esentate per mezzo di un decreto del Senato dal servizio militare e da altri obblighi. Virgilio nell’Eneide riferisce un’invocazione di Arunte al dio Apollo “custode del santo Soratte” e parla nuovamente della pratica cultuale del camminare sui carboni ardenti.

 

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