Abbazia di Sant’Andrea in Flumine

L’origine del complesso abbaziale di Sant’Andrea in Flumine è incerta. Il monastero sarebbe stato edificato nell’VIII secolo da Carlomanno, fratello di Pipino il Breve e, dal 747, monaco del Soratte. Sia l’Abbazia sia la chiesa, in realtà, sorgono su rovine preesistenti dell’epoca romana. Originariamente dedicato ai santi Pietro, Benedetto e Andrea, il monastero ha conservato solo il nome di “Sant’Andrea”.

DSCN3966La denominazione “in flumine” è un chiaro riferimento topografico al vicino Tevere. La posizione strategica e la vicinanza del porto fluviale fecero della location storica dell’Abbazia un importantissimo snodo per il controllo dei traffici e del servizio di traghetto che collegava la zona con la città di Roma.

Nel IX secolo Sant’Andrea era uno dei monasteri imperiali insieme a S. Maria di Farfa, S. Salvatore di Rieti e i cenobi di Monte Cassino e S. Silvestro al Soratte. Nel X secolo, intorno all’Abbazia fu eretta una cinta fortificata di cui si può ammirare oggi solo una torre (in origine erano tre), trasformata nelle epoche e interventi successivi in campanile della chiesa. Dopo un lungo periodo di relativo declino, nel 1958 ha avuto luogo il primo restauro della chiesa. Successive opere di risanamento e restauro hanno riguardato prima il campanile e poi l’intero edificio.

 

La chiesa

La chiesa, consacrata, che si trova nel complesso abbaziale è in stile romanico. Al suo interno si trovano delle vere e proprie opere d’arte, come gli stupendi mosaici cosmateschi, il ciborio realizzato nel XII secolo dal maestro Nicola con i figli Giovanni e Guittone e vari affreschi risalenti ai secoli VIII-IX e XV-XVI.

 Di rilievo la presenza di un raro esempio di jubé, particolare struttura molto diffusa nelle chiese abbaziali, che serviva a mantenere separati il presbiterio, usato dai religiosi, dalla navata occupata dai fedeli.

Gli interventi di restauro
La lunga serie di restauri del complesso abbaziale di Sant’Andrea in Flumine è culminata nell’intervento compiuto dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Lazio per le celebrazioni del Giubileo del 2000. Per quanto riguarda in particolare l’Abbazia, è stato effettuato un lavoro di consolidamento generale, sono stati inseriti nuovi infissi, sono stati restaurati e resi di nuovo perfettamente agibili gli ambienti a piano terra, è stato recuperato l’antico percorso coperto.
Inoltre, è stata valorizzata l’importante area archeologica.

La chiesa invece ha subìto un adeguamento impiantistico. Grazie a questi interventi è stato possibile, tra l’altro, migliorare la struttura del complesso, effettuare il recupero funzionale dell’ex convento e portare a termine la musealizzazione dei resti archeologici (con il prezioso contributo della Soprintendenza Archeologica per l’Etruria meridionale).

Quest’ultimo aspetto è di particolare interesse perché gli scavi compiuti nel piazzale antistante il convento hanno portato alla luce numerose testimonianze della storia di Sant’Andrea in Flumine e del territorio circostante, come il busto in marmo, il pezzo di capitello e il frammento di fregio recuperati nel corso dei primi ritrovamenti archeologici risalenti al lontano 1835. Un motivo in più, uno dei tanti, per visitare questa storica Abbazia.

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