Museo dell’Orologio

La Torre

L’attuale Museo Civico di Capena inaugurato nel 2006, è ubicato nella “Torre dell’Orologio” edificio di origine seicentesca che domina Piazza del Popolo nel centro storico  di Capena “borgo di Leprignano”. L’edificio è riconducibile al tipo della Torre civica e si sviluppa su quattro livelli: al primo livello esiste ancora un serbatoio idrico che attraverso una conduttura seicentesca alimenta una fontana pubblica tutt’ora funzionante inquadrata da un arco a tutto sesto. Il secondo piano ospita parte del meccanismo dell’orologio a pesi ancora in funzione con la particolarità del quadrante che presenta un’unica lancetta. Il terzo e il quarto livello, comunicanti attraverso una scala moderna ospitano l’Antiquarium. La Torre è leggermente arretrata rispetto alla piazza e ha la facciata scandita da tre marcapiani e due finestre per piano in parte cieche, inquadrate da cornici di stucco e decorazioni floreali e zoomorfe. L’ingresso è come in antico da Via Montebello attraverso due portoncini ad arco a tutto sesto. La torre fu costruita intorno al XVII°sec, quando in seguito all’espansione del Borgo di Leprignano verso la campagna la piazza antistante il Palazzo dei Monaci di San Paolo fu sistemata e ampliata con la costruzione di palazzotti signorili che la circondarono contribuendo a farne una piazza chiusa. La funzione dell’edificio è sempre stata pubblica anche in considerazione delle ridotte dimensioni degli ambienti tra l’altro non comunicanti tra loro. Era probabilmente usata come sede della Cancelleria e dell’ Archivio cittadino, fino ad allora custodito in una stanza sottostante la Chiesa Parrocchiale di San Michele all’interno del borgo di Leprignano. Alla fine del 1700 in occasione di alcune perizie e riparazioni ricordate in documenti della fine del secolo, l’orologio fino ad allora collocato nel campanile dell’antica Parrocchiale di San Michele Arcangelo situata nella piazzetta della Rocca, fu trasferito nella nuova sede.

L’ orologio

Le prime notizie documentate, riguardanti l’Orologio  di Leprignano risalgono alla fine del XVIII secolo, quando il Consiglio Generale del Comune a seguito di perizie e riparazioni  decide di spostare l’Orologio pubblico  fino ad allora collocato sul campanile della chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo dentro le mura del Borgo Medievale di Leprignano, sulla Torre sopra l’Archivio. L’orologio con la sua grande campana era ormai pericolante e quasi completamente inservibile. Si decise quindi il trasferimento e la sostituzione della grande campana con una campanella più piccola posta sul tetto della Torre e sorretta da un’armatura in ferro realizzata da Francesco Simoncini,  “mastro chiavaro” in Roma. La fusione della campana fu affidata a Baldassare Ventura fabbro ferraio di Leprignano. L’orologio è sempre stato in funzione fino agli anni sessanta con una persona preposta alla carica del meccanismo. Il meccanismo fu definitivamente restaurato dal Dott. Giuseppe Matteo Giongo e ora è perfettamente funzionante. L’Orologio ha un meccanismo a pesi ed è del tipo detto “alla romana” Questo tipo di orologi non riportano sul quadrante la divisione del tempo in XII ore, ma in VI ed hanno una sola lancetta. Sono orologi che indicavano con il suono delle loro campane, le antiche Ore Italiche adottate a  Roma dalla Chiesa fin dal XIII sec. Le ore venivano misurate partendo dall’Avemaria verso il tramonto e non dalla mezzanotte come al solito. Per arrivare a segnare le 24 ore sono quindi necessari quattro giri completi del quadrante dividendo così il giorno in intervalli di sei ore. Per garantire una perfetta comprensione dell’ora è prevista una “ribotta”: dopo circa un minuto si ripete lo stesso numero di rintocchi.

 

Il Museo

I reperti esposti nelle vetrine del Museo provengono da rinvenimenti casuali quasi tutti dal sito conosciuto come “Le Finestracce”. Questo luogo, all’interno del nucleo medievale della Rocca era sicuramente adibito a “butto” (immondezzaio), della comunità e dei Monaci La maggior parte del materiale costituito da vasellame  da mensa e da cucina è databile tra il Basso Medioevo e tutto il periodo Rinascimentale. I frammenti ceramici sono decorati a motivi floreali, geometrici e antropomorfici, con colorazioni a volte molto vivaci. Si trova anche molta ceramica grezza e bianca. Le forme sono di diversa tipologia: piatti,ciotole, brocche e materiale da fuoco. La distribuzione geografica del materiale è molto varia: ci sono reperti di fattura fiorentina e toscana in genere, romagnola (Faenza) e umbra (Deruta), oltre naturalmente alla numerosa produzione locale. L’appartenenza del Borgo di Leprignano al dominio del Monastero dei Monaci di San Paolo è ben documentata da reperti di ceramica (piatti e brocche) con la raffigurazione dello stemma dei Monaci: un avambraccio con la mano che stringe un gladio in posizione verticale. Questa iconografia è riprodotta su vari manufatti reperibili nel territorio ad esempio sul portale del Casale di Santa Marta anch’esso, all’epoca di proprietà del Monastero e su molti sigilli di ceralacca posti su documenti e reperti appartenenti all’archivio parrocchiale. E’ ben nota l’importanza del Monastero di San Paolo sul territorio a nord di Roma. I feudi del monastero costituivano la cosiddetta “DIOCESIS NULLIUS”, una figura giuridica che assicurava la totale indipendenza del Priore del Monastero dall’autorità ecclesiastica romana. Sin dal 1081 infatti una bolla papale di Gregorio VII concedeva al Priore del Monastero di San Paolo la totale   libertà di gestione del patrimonio, del territorio e di tutte le funzioni spirituali e civili. Il Priore non era tenuto ad alcuna obbedienza ad eccezione di quella nei riguardi del Pontefice. Altri reperti riguardano oggetti di uso comune in metalli diversi: ferro e bronzo, come coltelli, forchette, fibbie, ferri da cavallo,speroni ed altro. Da ricordare la presenza di un piccolo nucleo di monete di varia epoca e provenienza a testimonianza dei numerosi contatti commerciali  del Monastero, con le comunità e le città dell’Italia centro-settentrionale. Ci sono inoltre numerosi frammenti di vetro di varia foggia e colore. Piu’ rari i reperti  di osso e avorio, riconducibili a oggetti di uso personale e a qualche sporadico ornamento.  Unica è la presenza di un ostensorio di materiale ceramico, riconducibile al periodo barocco. Per ultimo ricordiamo una serie di serrature e chiavi e una insolita pressa per ostie per la Messa.

Ricordiamo che al momento tutto il materiale esposto è inedito e in attesa di studi e catalogazioni piu’ approfonditi.

a cura del  G.A.R. Gruppo Archeologico Romano sezione di Capena

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