Lucus Feroniae

Immagini tratte dal sito di Lucus Feroniae Museo Virtuale Valle del Tevere realizzato dal CNR ITABC

Sulla via Tiberina nel tratto compreso tra il casello autostradale di Castelnuovo di Porto e Fiano Romano si trova lo splendido sito archeologico di Lucus Feroniae, completamente rinnovato in questi ultimi anni, sotto l’egida del soprintendente Dott. Gianfranco Gazzetti.

La Dea Feronia. feroniaLa parte arcaica del sito di Lucus Feroniae riguarda il santuario che fu di massima importanza ed anche luogo di mercato, e compreso nel bosco della Dea Feronia, una ninfa venerata come protettrice degli schiavi e dei liberti, dea delle acque. L’emporio-santuario citato più volte dalle fonti si poneva come punto di incontro tra sabini, etruschi, falisci e latini. Sicuramente era il più importante dell’Italia centrale e grandemente favorito dallo scalo fluviale di Cures sul Tevere, (oggi Passo Corese). Dell’area originale che avrebbe occupato il Santuario si possono soltanto ipotizzare le dimensioni, a causa dell’assenza di scavi sistematici in presenza dell’autostrada e del polo industriale di Fiano Romano che hanno limitato le possibilità di scavo. Sappiamo però che il Lucus Feroniae preromano non era un tempio ma una località sacra alla Dea, con un bosco e una fonte per il culto delle acque, il tempio e la via sacra. Qui si svolgevano riti e processioni con sacerdoti e sacerdotesse specifiche di quel culto che erano ospitati da un monastero non lontano dal tempio. Sorgeva su una lastra di travertino e le sue origini erano antichissime e provenivano dal culto della Dea Madre, la madre della natura, delle acque, del parto, della vita e della morte, della fertilità e di tutto quello che poteva far sgorgare la linfa della vita.

Feronia era una Virgo Sacra o Dea Vergine non soggetta a vincoli matrimoniali, ed accompagnata dal suo paredro Picus o sacro picchio, portatore del fuoco celeste e di energia feconda, ma anche conoscitore sapiente dei luoghi dove crescono alcune piante di guarigione. Feronia era infatti una dea salvifica e guaritrice oltre ad essere la regina dei boschi e la signora delle fiere. Il suo Santuario era famoso per le ricchezze ottenute attraverso gli ex voto e le grazie che i fedeli lasciavano nel tempio e che nessuno osava toccare per paura della vendetta degli dei.

Gli scavi e la storia del sito. Del sito dopo l’abbandono nel IV secolo d.C. si perse la memoria e gli studiosi presero ad indagarlo nel XVIII secolo. La sua ubicazione era controversa, per alcuni il Lucus sacro di trovava sul Monte Soratte, per altri a Nazzano. Poi dal ’50 fino al 1978 e poi nel 1982 si scavò con numerosi interventi e vennero alla luce elementi chiarificatori come il foro, la basilica e la grande area del Santuario ellenistico a grandi blocchi datata tra il III e il II secolo a.C. Materiali ceramici e bronzetti inquadrano l’area tra il VI e il IV secolo a.C. Nell’area adiacente alla via Capenate si evidenzia la necropoli servile della città con materiali di riempimento del IV e del III secolo a.C..

Nel 211 a.C. il sito subisce il saccheggio di Annibale. Annibale aveva osato sfidare gli dei Capenati poichè il suo credo religioso era diverso. Così ne fece un grande bottino e poi diede il tempio alle fiamme distruggendolo.

Alcuni scavi condotti successivamente hanno evidenziato la ricostruzione di un’area urbana che cingeva il recinto sacro della dea.

Dal saccheggio di Annibale fino al I secolo d.C, epoca in cui si impianta la colonia romana, non vi sono notizie dalle fonti e pare che Lucus Feroniae sia stata abbandonata malgrado il Santuario fosse ancora meta di visite, cosa che si evince dalle decorazioni fittili e architettoniche attribuite a questa fase storica e agli ex voto.

Importanti personaggi come il console Egnatius, governavano la tribù stellatina di cui faceva parte anche Capena, e le dediche su di un monumento pubblico, da lui espresse fanno comprendere l’importanza del sito.

Dopo l’abbandono del sito nel I secolo a.C fu nel 46 che ci fu una certa ripresa, anche per le assegnazioni ai veterani di Cesare delle terre nell’agro capenate e la costruzione in dono di una città fondata con il sistema della centuriazione e della fondazione sacra romana. Una piccola Roma.

Sotto l’impero di Augusto si ampliò la colonia ed il personaggio a cui fu affidata era Volusius Saturninus, suo collaboratore e proconsole d’Asia. Il tempio venne restaurato e la città arricchita di monumenti.

Egli risiedeva nella villa adiacente agli scavi di Lucus, presso Villa del Volusii. Il console e i suoi eredi godettero delle fortune della colonia fino al termine del I secolo d.C.

In età Traianea la Colonia viene restaurata e continuano le assegnazioni dei terreni nella città di Capena. Villa dei Volusii diviene proprietà demaniale e dopo il periodo degli Antonini inizia un lento decadimento dell’area. Nel IV secolo risulta pressocché disabitata. Le fattorie nei dintorni godranno invece di un favorevole sviluppo mentre tra il VI e VII secolo inizia a crearsi un centro abitato nei pressi del castello di Scorano, e Lucus Feroniae  diviene la cava di marmo per le costruzioni come dimostrano le calcare di spoglio. Anche Scorano viene  abbandonato come molti altri centri dell’area per la peste nera del 1348.

Il sito archeologico ed il museo. Tra le rovine della colonia romana inglobate  nel verde della campagna, possiamo ammirare i raffinati pavimenti musivi riportati all’antico splendore attraverso il  restauro. Nell’Antiquarium, con il suo rinnovato e accattivante allestimento, tecnologie innovative danno voce a personaggi, come la dea Feronia, che racconta il proprio tempo, ridando vita alle atmosfere del bosco sacro e alla devozione dei fedeli: una visita in grado di far compiere ai visitatori un emozionante viaggio nel tempo.

L’esposizione di reperti straordinari, finalmente restituiti al pubblico dopo essere stati per troppo tempo “invisibili” nei depositi, rappresenta un altro importante elemento d’interesse. Suggestive ambientazioni consentono di ripercorrere la storia del sito e di ammirare statue, decorazioni dei templi e altri reperti, riproposti nel loro contesto di rinvenimento che ancora per alcuni ampi tratti conserva le caratteristiche originarie di antico luogo di transito di uomini, merci e idee lungo il fiume.

Attraverso un basolato si giunge nell’area del foro, e li si incrociano la Via Tiberina con la Via Capenate e il miliario posto nei pressi indica e data l’abbandono del sito, attraverso l’ultimo intervento di manutenzione della strada sotto l’imperatore Graziano qui citato (367-383 d.C.).

Gli scavi archeologici hanno portato alla luce una serie di edifici, quali il Foro romano, dove al centro vi era probabilmente una statua dell’imperatore; intorno al foro si affacciava una Basilica e il complesso sacro. Su di un alto basamento quadrangolare in blocchi di calcare si estende l’ampia navata centrale con ambulacri laterali delimitati da 12 colonne di cui 3 sui lati brevi e 5 sui lati lunghi di cui restano solo le basi. L’impianto risale al I secolo a.C  ma ha subito rifacimenti in epoca imperiale. Nella stessa fase è stato posto un podio cementizio ricoperto di marmi bianchi e azzurri probabilmente una nuova ara per la dea Feronia. Accanto alla basilica un tempietto ed altri due ambienti potrebbero rappresentare l’ara dedicata ad Augusto. Qui furono ritrovate numerose statue acefale oggi nel museo e la testa di Vespasiano ed Augusto. Al centro del piazzale la base di un monumento equestre e una base circolare in marmo ornata di bucrani e festoni. Accanto al foro si estende il quartiere con due isolati composti da case e botteghe, retrobotteghe e cortili annessi e il pavimento di alcune di esse è decorato da mosaici, in parte ancora visibili, mentre all’ingresso di altre, troviamo dei simboli che rappresentavano l’attiva che si svolgeva all’interno. Nel secondo isolato furono costruite in epoca medio imperiale le terme cosiddette del Menandro con ambienti pavimentati a mosaici bianchi e neri con disegni geometrici. Le terme dopo l’abbandono del sito furono utilizzate come cimitero e luogo di culto cristiano e dalla sepoltura nel frigidarium di un bambino chiamato appunto Menandro queste ne hanno preso il nome. L’Anfiteatro con i suoi 35 mt di diametro testimonia una presenza nella colonia di 1000 – 1500 abitanti circa. L’iscrizione a Silio qui ritrovata attesta la costruzione del particolare anfiteatro (completamente circolare) in periodo Giulio Claudio. Presso la Via Capenate è presente un secondo complesso termale.

Un muro in età Augustea divide gli edifici pubblici dall’area del Santuario della Dea. Danni dei tombaroli e attività agricole hanno danneggiato molto l’area lasciando visibile il basamento a grandi blocchi (IV- III sec, a.C. Nell’area adiacente numerosi capitelli corinzi e frammenti di colonne scanalate. Nel museo sono presenti numerosi ex voto con epigrafi che testimoniano la frequentazione del Santuario anche da parte di nobili residenti in area falisca e vasellame etrusco e sabino.

 

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