Torrita Tiberina

La presenza del Tevere e del fiume Farfa fecero del territorio di Torrita Tiberina, e piu’ in generale della bassa Sabina, il luogo ideale per gli insediamenti umani, testimoniati da ritrovamenti di epoca preistorica (eta’ del bronzo e del ferro) e da resti appartenenti alle civilta’ sabina, capenate, etrusca, falisca e romana. All’VIII secolo e alle invasioni dei saraceni, che si stabilirono nella Sabina fino agli inizi del 900, risale l’esigenza di costruire strutture difensive e di avvistamento; e’ proprio nell’VIII secolo che viene costruita la prima torre di osservazione di Torrita, a cui il paese deve il nome stesso. Struttura che venne nel corso dei secoli ampliata dalle varie famiglie alternatesi alla guida del paese, ma che gia’ nel XII secolo assunse i connotati di una fortezza con annesso borgo. I primi documenti scritti su Torrita Tiberina risalgono proprio all’VIII secolo, quando nel 747 Carlomanno dono’ il “Fundus Turritulae” all’Abbazia di Sant’Andrea in Flumine. Il testamento del 1285 di Papa Onorio IV, cioe’ Giacomo Savelli, divise il fondo tra Pandolfo e Luca Savelli, rispettivamente fratello e nipote del Papa. Il passaggio dai monaci benedettini ai Savelli porto’ un rafforzamento delle strutture difensive con la costruzione di una cinta muraria e due torri circolari. Agli inizi del ‘300 la decadenza della famiglia Savelli causo’ la vendita del castello agli Orsini che ne mantennero la proprieta’ per due secoli, nonostante i difficili rapporti con la popolazione locale portarono la cittadinanza di Torrita, il 31 Gennaio 1468, a giurare fedelta’ a Papa Innocenzo VIII. Tornato agli Orsini il feudo fu venduto nel 1586 per 30.000 scudi da Valerio Orsini, abate dell’Abbazia di Fossanova, al marchese di Recanati Tommaso Melchiorri. E’ invece del 1593 lo statuto firmato dal Marchese Marcello Melchiorri che fa nascere la comunita’ di Turrita, fissandone norme di comportamento e finalita’ politiche. Agli Orsini e ai Melchiorri si deve il completamento dell’ampliamento dell’antica torre. Nel 1819 la proprieta’ passo’ prima alla principessa Cristina di Sassonia Massimi, quindi al Marchese Emanuele De Gregorio, che restauro’ il palazzo baronale e costrui’ la strada che dal paese conduceva al “porto del carbone” sul Tevere, nei pressi della Dogana di Montorso, confine per le merci provenienti dall’Italia Centrale. Successivamente, nel 1853, il principe Alessandro Torlonia acquisto’ il feudo per 48.000 scudi.

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