Magliano Romano

Percorrendo la Via Flaminia si incontra, dopo Morlupo, lo svincolo per Campagnano. Proseguendo per la 18/b per due km si raggiunge il bivio per Magliano Romano.

La prima menzione di Magliano Pecorareccio  si trova sulle bolle pontificie a partire dal 1081 con i toponimi di Massa Maiana, Fundus Maiani derivante da Manlianus dei monaci di san Paolo. L’antico castello controllava la Valle Nocchia sul luogo dove sorgeva la prima “statio” romana sulla via Flaminia, una stazione di posta per il riposo del viaggiatore.

Il primo castello fu distrutto nel 1241 dai Viterbesi e dalla fine del XIII secolo la proprietà venne ceduta agli Anguillara (e per brevi periodi anche dagli Orsini). Alla fine del 1500 passo ai Cesi, poi ai Borromeo nel 1659 e infine nel 1661 passò ai  Chigi con Formello, Sacrofano e Cesano. Il palazzo baronale fu acquistato dagli Arnaldi attuali proprietari.

Il borgo a pianta rettangolare possiede soltanto due assi viari Via del Duomo e Via Oscura su cui si allineano case, alcune con stemmi degli Anguillara. Agli estremi del borgo si stagliano a nord la Chiesa di San Giovanni e a sud il Castello.

20170819_193509La chiesa di San Giovanni anche se completamente ristrutturata nella facciata nel 1932, possiede delle tre absidi splendidi affreschi che in un documento vengono attribuiti allo Zuccari. Rappresentano la Vergine con il divino bambino, una crocifissione e Dio in gloria tra gli angeli con in basso la natività.

Il Castello di origine medievale fu più volte restaurato  fino ad una ristrutturazione imponente nel tardo ‘500 con forme che ricordano lo stile del Vignola con un grande scalone che conduceva al piano nobile dove l’elemento principale è un grande salone.

Sotto cantine e stalle, inoltre pozzi con stemmi dei Chigi come i camini e le porte. Accanto al castello la piccola chiesa di Santa Maria Assunta.

GROTTA DEGLI ANGELI

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Fuori dall’abitato in località Casale si trova la Grotta di Sant’Arcangelo scavata nel tufo e coperta con volta a botte. Era decorata da pregevoli affreschi distaccati nel 1939 e esposti a Palazzo Venezia a Roma. Sicuramente la cappella era appartenuta ai Monaci Benedettini. Sul territorio sono presenti altre tre grotte adibite a cappelle.

Queste grotte adibite a cappelle erano piuttosto diffuse ed utilizzate a partire dal V secolo nel lazio, sia in superficie che nella versione ipogea a causa della morfologia del territorio carsico.  Altre volte venivano utilizzate cavità etrusche poi trasformate in edifici per il culto e affrescati.

Si ringraziano per la gentile concessione delle foto: Francesco Braghetta, Vincenzo Caporali, Maurizio Pennacchio

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