Percorso Artistico a Civitella

Chiesa San Giacomo Maggiore Apostolo

La Chiesa di S. Giacomo Maggiore risale alla seconda metà del sec. XIX. A causa dell’aumento demografico del centro si rese necessaria l’edificazione di una chiesa che potesse accogliere la popolazione. Così fu abbattuta la chiesa di San Giacomo patrono e al suo posto fu realizzata la nuova chiesa.
Il progetto fu affidato all’architetto Francesco Vespignani, che si ispirò alla chiesa d Santa Maria della Misericordia al Verano a Roma.
Il 5 ottobre 1890 la Chiesa fu consacrata a San Giacomo Maggiore Apostolo come testimonia un’ iscrizione in latino su tavola di finto marmo collocata sopra la porta maggiore.

La facciata presenta una scalinata di 15 gradini in travertino, fiancheggiata da due muri con rivestimento a cortina, che immette nel vestibolo, che è sorretto da due colonne. Di fronte si aprono tre porte con riquadri di castagno e stipiti scorniciati di pietra locale. Nell’ atrio sono murata antiche epigrafi funerarie. La parte superiore, vale a dire l’alzato della navata centrale, ha tre finestroni arcuati e termina con un timpano con architrave, su cui corre 1’iscrizione dedicatoria a San Giacomo Maggiore Apostolo.
Sul lato destro svetta il campanile in stile dorico, alto 38,5 m e suddiviso in tre ordini, ciascuno con il suo cornicione. Nella parte centrale di ogni facciata sono situate, nel primo ordine, una finestra rettangolare e, negli ordini superiori, due finestroni arcuati.
L’ interno è a tre navate, divise da otto colonne con capitelli corinzi e sormontate da archi romanici. Il soffitto è a capriate in legno a due spioventi con cassettoni e con decorazioni a cielo stellato.
I finestroni a sesto circolare sono costituiti da lastre di cristallo doppio con fascia gialla intorno e motivi circolari color rubino Negli spazi tra i finestroni si vedono otto angeli, dipinti da Salvator Nobilis che raffigurano: la Fede con due emblemi del calice e della croce; la Speranza con l’ancora; la Carità con la fiaccola; la Prudenza con la serpe; la Giustizia con le bilance; la Temperanza con lo specchio e la Fortezza con la spada.

Le pareti sono dipinte in chiaroscuro. Con la stessa tecnica è stata realizzata la volta dell’abside, parte con finti cassettoni e parte con riquadri, mentre al centro è raffigurata la colomba dello Spirito Santo. Nell’abside sono inoltre degne di nota le due cantorie, costituite da loggiati e balaustri sorretti da mensoloni a fogliami, verniciate a marmo bianco venato. Sotto le cantorie si aprono due porte, che ricordano quelle d’ingresso e immettono rispettivamente alla sagrestia e alla canonica.
Per mezzo di due gradini marmorei a tutta lunghezza si accede all’altare maggiore. Questo è stato realizzato con i marmi provenienti dalla demolizione della chiesa di S. Elena in Roma ed è ornato da una croce di metallo dorato su sfondo circolare di malachite. Dietro l’altare è dipinta in affresco l’apoteosi di 5. Giacomo, opera di Salvator Nobilis. L’apostolo è sorretto da due angeli, che portano l’uno il bordone da pellegrino e il giglio della purezza, l’altro la palma del martirio.
Sopra gli altari delle navate minori sono invece collocati quattro quadri ad olio, tre dei quali sono pero del Bubali: il primo raffigurante 5. Rocco in abito da pellegrino col cane; il secondo la Vergine Immacolata sostenuta da una schiera di angeli, il terzo S. Giuseppe col bambino, in atto di invitare le anime del Purgatorio a salire al cielo con l’aiuto degli angeli. Un quarto quadro, raffigurante san Benedetto, è invece opera di C. Porta. In fondo alle navate minori, ai lati del presbiterio, due nicchiette custodiscono le immagini del Sacro Cuore e di San Francesco D’Assisi. Nella parte opposta, ai lati dell’entrata, si aprono due cappelle dedicate all’Addolorata e alla Madonna della Pace.

Chiesa di San Lorenzo

La Chiesa di San Lorenzo è la più antica del paese, è infatti, menzionata per la prima volta in un documento del 1218 come “ecclesia SanctiLaurentii extra castrum Civitellae”.
La Chiesa era originariamente costituita da un unico ambiente rettangolare con copertura a capanna e da un’abside terminale. Nel corso del tempo ha subito vari cambiamenti: nel 1693, come risulta da una lapide posta all’interno, fu eretta la cappella di Santa Maria del Soccorso; nella prima metà del settecento furono inoltre costruite le cappelle dedicate a San Filippo Neri e a San Lorenzo. La costruzione di quest’ultima comportò lo spostamento dell’ingresso nel fianco ovest dell’edificio. L’edificio divenne Chiesa cimiteriale nel 1868, quando il vecchio tempio di San Giacomo e l’annesso cimitero furono smantellati per costruire la nuova Chiesa parrocchiale. Nel 1981-82 i lavori di ampliamento dell’attiguo cimitero rilevarono i resti di una villa romana del IV sec. a.C. con una piccola necropoli di età più tarda (Vsec. d.C.).
I resti sono stati però interrati e non sono visibili. La Chiesa, rimasta chiusa per oltre venti anni, è stata riaperta al culto nel 1999, dopo lavori di consolidamento della cupola tenuti nel 1990 e successivi lavori di restauro e riqualificazione dell’area antistante, finanziati e realizzati  dalla Provincia di Roma nel 2001. La Chiesa sorge sui resti di una villa romana nei pressi del cimitero.
L’ambiente riservato ai fedeli è una sala rettangolare con copertura a capanna. Le sue pareti e quelle della cappella centrale sono ricoperte da lapidi in onore dei caduti della seconda Guerra Mondiale.
Ai lati della porta d’ingresso sono situate due cappelle: a sinistra quella di San Lorenzo ornata con decorazioni a stucco di gusto settecentesco; a destra quella di San Filippo Neri la cui pala d’altare è stata recentemente mutilata. In questa cappella sono collocate due lapidi in latino del XVIII secolo che recano in basso lo stemma gentilizio della famiglia Malatesta. La cappella centrale, di dimensioni maggiori rispetto alle laterali, è coperta da una cupola ellittica, struttura poco comune nelle province di Roma e Viterbo. Sull’altare la tela originale trafugata è stata sostituita con una copia, che rappresenta la Madonna del Soccorso col Bambino e due angeli che recano in mano i simboli del martirio di Cristo: la croce e la corona di spine. Dietro l’altare recenti restauri hanno riportato alla luce degli affreschi.
La Chiesa è affiancata da un romitorio, menzionato per la prima volta nel 1726 in cccasione di una visita pastorale. Al suo interno è riconoscibie un tratto di muro romano.

 La Chiesa di Santa Maria

Come ricorda un’iscrizione marmorea sul campanile, la Chiesa di Santa Maria della Natività fu riedificata nel 1578 dall’abate Marco Pedoche di Mirandola e dal cellerario Girolamo Puppio.
Santa Maria della Natività, attigua al castello, fu chiesa parrocchiale fino alla fine del XIX secolo, quando fu costruita la chiesa di San Giacomo Maggiore Apostolo.
L’interno dell’ edificio un tempo adibito a culto sacro, ospita oggi le sale parrocchiali, in fondo ad una delle quali è ancora visibile la forma semicircolare dell’abside.
Il campanile, alto circa 25 metri, presenta un finestrone arcuato nella parte centrale di ogni facciata ed è sormontato da una cuspide abbattuta negli anni 50 per ragioni di sicurezza pubblica e ricostruita nel 2001 durante i lavori di restauro e consolidamento finanziati dalla Provincia. Le campane furono installate alla fine dell’800 nel campanile della chiesa di San Giacomo Maggiore Apostolo.

Monastero di Santa Scolastica

Il monastero di Santa Scolastica fu fondato nel territorio e sotto la giurisdizione dell’Abate territoriale di San Paolo fuori le mura nel 1934, per volontà del cardinale Schuster-. Lo scopo di questa fondazione era di dare nuovo slancio alla vita benedettina. Alfredo Schuster, eletto Abate di San Paolo fuori le mura nel 1918, aveva pensato di chiedere l’aiuto di alcune monache dell’Abbazia francese di Dourgne per il suo progetto di fondazione in Italia.

Ma nel 1929 divenne arcivescovo di Milano e soltanto il successore, l’abate D. Ildebrando Vannucci pote attuare il suo progetto.
Nel 1932 si recò in Francia dove l’abbadessa e fondatrice del monastero di Dourgne, Donna Maria Cronier, si dichiarò pronta ad accogliere e formare nella sua abbazia le prime aspiranti alla vita monastica per Civitella.
Il nuovo monastero trovò subito una benefattrice: suor Maria Angela Bonomi, religiosa clarissa che dedicò gran parte dei suoi beni alla costruzione del cenobio in memoria del padre ing. Angelo Bonomi.
Il terreno fu acquistato nei pressi di Civitella San Paolo ed il 10 agosto 1932 l’abate D. Ildebrando Vannucci pose la prima pietra del fabbricato.
Il 9 aprile 1934, quando fu pronta la costruzione del nuovo monastero, Madre Maria Cronier, per aiutare nella nuova sede le giovani italiane formate a Dourgne, concesse alcune delle sue monache, tra le quali Andrea Bonnafous, subito nominata Priora Conventuale della nuova fondazione ed in seguito Abbadessa.
Un nuovo cammino
Dopo una lunga storia di reciproca amicizia con la Comunità di Bose e con il suo Priore, fr. Enzo Bianchi, dopo una serie di visite scambiate fra le due Comunità, dopo molta riflessione e  preghiera, ricerche e consultazioni, dal 4 ottobre 2013 un piccolo gruppo di Sorelle di Bose vive insieme alle nostre benedettine, condividendo la vita comune, la preghiera liturgica, la mensa, il lavoro.
Nella volontà di rimanere fedeli all’essenziale della vita monastica, le due comunità, che mantengono ciascuna la propria autonomia, tentano un cammino di condivisione e di collaborazione tra un nuovo monachesimo e l’antica tradizione benedettina.

Fin dalla fondazione, riallacciandosi alla tradizione nionastica antica, si volle accentuare l’interesse per gli studi e per la cultura e si curò la formazione di un patrimonio di libri, soprattutto nel campo biblico, patristico, monastico
naturalmente, teologico-spirituale.
In un monastero benedettino, la biblioteca, dopo la chiesa,
un centro vitale; i libri, infatti, sono per eccellenza strumenti di crescita morale ed intellettuale.
La biblioteca del monastero comprende circa 20.000 volumi, suddivisi in alcune grandi sezioni: biblica, liturgia, patristica, filosofia, storia, teologia, spiritualità, vita religiosa, monachesimo. A parte esistono un Fondo Sofia Vanni Rovighi, dono dell’illustre docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, comprendente un numero consistente di opere di filosofia e un Fondo Martinelli, proveniente da una grande famiglia fiorentina, comprendente libri antichi, soprattutto storici
di storia fiorentina.
Nelle varie sezioni sono incluse  opere fondamentali per la consultazione e per lo studio, nonché varie collane, enciclopedie e riviste.
La biblioteca del monastero serve prima di tutto alle monache per la Lectio Divina che, secondo la Regola di San Benedetto, occupa un posto importante nella vita e nella spiritualità monastica. Inoltre le giovani sono impegnate nello studio di teologia e scienze religiose per una formazione umana e cristiana più completa.
Varie monache si occupano anche di traduzioni e ricerche, cooperando così all’andamento economico del monastero. La stessa biblioteca può anche essere utilizzata, naturalmente con le dovute, necessarie garanzie, dagli ospiti della foresteria e anche da altre persone che vi siano interessate, soprattutto dai giovani dei paesi circostanti che chiedono aiuto per i loro studi.

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