Il Monte Soratte e il Percorso degli Eremi

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Un massiccio alto ed isolato, si erge nella Sabina. Guardando le pendici è possibile osservare come le valli assumano il tipico aspetto di un antico fondo marino, risalente al periodo Pliocenico, durante il quale il Soratte emerse come un’isola composta da argilla e sabbia. Vale la pena di visitare questa montagna che appare incantata e non solo per lo scenario che si presenta ai nostri occhi quando si sale verso la vetta. Questo monte è stato abitato fin dall’Età del Bronzo dai nostri progenitori, i Capenati. Qui etruschi, falisci, capenati e sabini si riunivano e gli Hirpi Sorani, i misteriosi sacerdoti pagani, celebravano riti ancestrali in onore del Dio Lupo.

Anche Virgilio nella sua opera l’Eneide racconta della Montagna Sacra e di Apollo:

“Sommo fra i numi, Apollo,

del sacro Soratte custode,

che noi sopra gli altri onoriamo…”

(Virgilio, Eneide, XI, 785).

I Romani, in Età Classica, edificarono sulla cima un tempio dedicato al dio Apollo unificando i due culti di Apollo e Sorano. In epoca cristiana il culto mutò nella devozione a San Silvestro che si era rifugiato in questi luoghi.

Il Soratte ospita ben cinque eremi la cui fondazione viene generalmente collocata nel VI secolo  ad opera dei monaci benedettini.

L’Eremo di San Silvestro

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Secondo la tradizione, Papa Silvestro I si rifugiò nei resti del tempio pagano sul Monte Soratte, per cercare di sfuggire alla persecuzione di Costantino I (III sec.). In seguito dallo stesso sito pagano sorse l’eremo di San Silvestro,  visitabile una volta giunti sulla vetta del monte. Svetta solitaria sulla cima più alta del Soratte, l’abbazia di San Silvestro (691 m s.l.m.) anche se del complesso monastico, facente parte della Suppentonia,le cinque abbazie fondate da San Benedetto e dai suoi abati, resta soltanto la chiesa.

Il tempio pagano di cui troviamo le alcune porzioni di mura sotto la cripta della chiesa di San Silvestro, si conservò fino al IV secolo d.C. L’arrivo del Cristianesimo però vide il Soratte protagonista di tante leggende. Una di queste racconta del ritiro di Papa Silvestro sul Sacro Monte e di quando fece ritorno a Roma per guarire Costantino dalla peste. La leggenda racconta che l’imperatore Costantino prima della Battaglia di Saxa Rubra contro Massenzio sostò sul Monte Soratte. In seguito divenuto imperatore, contrasse il morbo della lebbra e martoriato dal male che lo affliggeva, in una notte di tormenti sognò gli Apostoli Pietro e Paolo. Il messaggio degli apostoli nel sogno era il seguente: egli avrebbe trovato sollievo rivolgendosi ad un santo eremita che dimorava sul monte Soratte, Silvestro. Il giorno dopo Costantino mandò immediatamente due messi imperiali a rintracciare l’eremita i quali gli chiesero di recarsi subito a Roma per battezzare Costantino. Silvestro li rassicurò dicendo loro che li avrebbe raggiunti al più presto.

I messi partirono, e Silvestro andò a cercare la sua bianca mula che pascolava sul monte. Non appena salito in groppa la mula con quattro balzi raggiunse Roma. Silvestro arrivò così prima dei messi imperiali, battezzò Costantino che si convertì al cristianesimo facendo cessare così le persecuzioni ai cristiani e concedendo la libertà di culto ai cittadini romani. Sempre secondo la leggenda per riconoscenza Costantino donò a Silvestro che divenne poi Papa Silvestro I, il Vaticano dove venne eretta la prima basilica.

Testimonianze di questi passi sono curiosamente presenti sul monte Soratte, dove su una grande roccia è impresso lo stampo di uno zoccolo, l’altro stampo è presente a circa 12 Km su un’altra roccia a Rignano Flaminio nei pressi della Flaminia antica dove si può vedere una profonda impronta sulla roccia di uno zoccolo, e così a Castelnuovo di Porto e a Sacrofano sul monte che porta il nome del Santo Silvestro. La tradizione del battesimo di Costantino ad opera di Silvestro si diffuse nel VI secolo per propugnare la supremazia del Pontefice, per cui l’eremo non dovrebbe essere antecedente a questo secolo. Pare che a metà del VI secolo sull’eremo vi fosse come eremita San Nonnoso e secondo il Degli Effetti, storico del tempo, potrebbe essere lui stesso ad aver costruito il monastero essendo di famiglia facoltosa.

Del complesso monastico di notevole importanza, rimane soltanto la chiesa, databile al XII secolo circa: il resto della struttura è crollato agli inizi del ‘900. All’interno della chiesa, a pianta basilicale, due scalette conducono al presbiterio, sopraelevato, al centro del quale è situato l’altare maggiore, rivestito da lastre marmoree altomedioevali, forse appartenenti ad una schola cantorum. Nella cripta, invece, sorge un altare (che custodiva il sepolcro del beato Paolo Giustiniani). I numerosi affreschi votivi non rispondono a nessun criterio di composizione pittorica; si osservano soprattutto Madonne con Bambino ed alcuni santi della tradizione popolare. La loro cronologia di riferimento è abbastanza ampia e si aggira, per quelli della cripta, ai secoli XI-XIII, mentre per quelli della chiesa ai secoli XIII-XIV.

Santa Maria delle Grazie

Su una delle cime più alte del monte, sotto il monastero di San Silvestro, sorge il complesso eremitico di Santa Maria delle Grazie. Il convento venne fondato nel XVI secolo su una prima cappella dedicata a Maria Vergine rappresentata in un immagine particolarmente venerata. Negli anni si sono succeduti vari ordini monastici tra cui i cistercensi. L’edificio con facciata a capanna appare come una struttura recente, una piccola chiesa con una sola navata e due altari, seppure l’immagine nell’altare maggiore della Vergine è profondamente venerata dai Sant’Orestesi.

L’Eremo di San Sebastiano

Sotto il monastero di San Silvestro si scorgono le rovine dell’eremo di San Sebastiano. Come per gli altri eremi minori del monte si hanno poche notizie legate perlopiù al monastero di San Silvestro.

Nel 1768 era così descritto: quattro stanze di cui due inferiori e due superiori ed una di esse è fatta a volta per cappella e campanile aperto. La cappella ha un solo altare senza ornamenti con effigiato a fresco San Sebastiano titolare. L’eremita custode ne ha l’uso insieme al contiguo orticello.

Un solo eremita vi risiedeva e le sue richieste erano erogate dalla comunità di Sant’Oreste (elemosine e quanto per la chiesa). L’ultima traccia dell’ultimo eremita che vi dimorò è data da notizie tratte dall’ospedale di Santa Maria oltre questa data fu completamente abbandonato e resta soltanto l’arco di ingresso  e poche tracce delle mura perimetrali.

L’Eremo di Santa Lucia

La chiesa di Santa Lucia è quanto rimane di un complesso monastico ormai completamente in rovina. La chiesa si raggiunge percorrendo il sentiero da Santa Maria delle Grazie. Ai lati dell’odierna costruzione si scorgono i resti del monastero. I resti di una cisterna e di un ricovero per gli animali  sono a pochi metri dal fabbricato. Il corpo è a navata unica con copertura a botte e pavimentazione in mattonato. Alcune arcate sembrerebbero resti di navate laterali. Nell’altare in una nicchia è conservata la statua lignea della santa.

Una prima testimonianza è del 1596 e riguarda una permuta con Flaminio Anguillara. In seguito si hanno notizie di un solo eremita che viveva nel complesso

L’Eremo di Sant’Antonio

A ponente, addossato alla rupe, è il romitorio di Sant’Antonio in stato di rovina con la chiesa moderna. Un sentiero congiunge l’eremo di Santa Lucia con quello di Sant’Antonio. Nel 1768 il notaio Giovanni Francesco Clerici, accertando i luoghi riportò che la chiesa dedicata a Sant’Antonio anacoreta aveva accesso attraverso una porta di travertino. Nella parte interna la figura è quadrata,  a volta in tre navate con l’altare in cui viene rappresentato il titolare in legno in una nicchia nel muro. La facciata della chiesa oggi appare con campanile a vela e presenta ancora tracce di intonaco nelle mura. L’interno doveva essere affrescato ma oggi restano poche tracce. Anche l’altare superstite versa in pessime condizioni. Una botola immetteva nella cripta. Il monastero è situato nella parte posteriore della chiesa.

La chiesa rupestre di Santa Romana

La grotta di Santa Romana sul versante orientale è secondo la tradizione il luogo di dimora della Santa, un antro con cunicoli che si inoltrano nella montagna. Uno spazio di devozione e forse di miracoli. Per tipologia di costruzione sembrerebbe riconducibile al XII secolo. Vi sono tracce di ornamenti dipinti fortemente danneggiati.  Una lastra ne ricorda la consacrazione avvenuta nel 1219 nella terza domenica di quaresima. Nel XVI secolo probabilmente viene affrescata. Oggi dai resti fortemente degradati è possibile osservare una deposizione, una trinità e Santa Romana.

I percorsi nella Riserva – Dal sito http://www.santoreste.it

Per visitare la Riserva Naturale Monte Soratte di ben 410 ettari, dominati dal rilievo, si possono seguire le indicazioni riportate nella segnaletica appositamente predisposta. Tra i percorsi che si possono esplorare, alcuni sono stati tracciati per permettere l’osservazione degli aspetti più caratteristici di questa area protetta; altri, invece, seguo­no i tracciati che anticamente venivano utilizzati dagli eremiti.
La Riserva Naturale è visitabile tutti i giorni, domenica e festivi l’ingresso è consentito solo a piedi.

Percorso Vita

•  Dislivello: trascurabile.
• Tempo del percorso: 45 minuti ca.
•  Difficoltà: molto facile
Dall’Ufficio informazioni del Comune (V.le Vignola) occor­re seguire la strada comunale che conduce alla Riserva, dopo duecento metri, a destra, un breve sentiero condu­ce all’inizio del percorso (cartello segnaletico). Questo itinerario è caratterizzato dal fatto che si sviluppa nel folto di un fitto bosco di caducifoglie. Lungo il percorso si incontrano specifiche aree che offrono la possibilità di effettuare esercizi ginnici, mediante l’utilizzo di apposite attrezzature. Dopo un breve tratto è possibile osservare i resti di cave per il calcare e la silice, utilizzata per la produzione di vetro e ceramiche. Proseguendo ulterior­mente, sulla sinistra, si incontra il cartello segnaletico che indica l’inizio del sentiero “casaccia dei ladri”. Da qui si continua ancora per un lungo tratto rettilineo. Un’ultima attrezzatura rappresenta la fine del percorso vita. Il percorso può essere utilizzato anche come pista ciclabile.

 

Percorso Casaccia dei Ladri

 

•  Dislivello: da 430 m a 660 m ca.
• Tempo dei percorso: 45 minuti ca.
• Difficoltà: media
Dal cartello segnaletico, che troviamo nel percorso vita, un sentiero, sulla sinistra, si inoltra in mezzo ad una fitta macchia. Questo è chiamato “casaccia dei ladri” perché lungo il suo tratto è possibile notare i resti di una costru­zione che una leggenda vuole fosse utilizzata dal brigan­ti come rifugio. La vegetazione che è possibile osserva­re è caratterizzata da caducifoglie e sclerofille ad alta densità di copertura. Incamminandosi lungo la strada si incontra un bivio dal quale un sentiero devia a sinistra, mentre un altro sale decisamente. Seguendo quest’ulti­mo si raggiunge una delle cime del monte dove la vege­tazione si fa rada, lasciando posto ad un ambiente più roccioso tipico del versante Sud occidentale della Riserva.
In questo sentiero è possibile trovare tracce di alcuni mammiferi presenti nella Riserva, come ad esempio istri­ci, tassi etc.
Il percorso termina in una piazzola da dove è possibile accedere a destra per il percorso delle grotte, a sinistra per l’Eremo di S. Silvestre

 

Percorso delle Grotte

 

•  Dislivello: da 660 metri a 690
• Tempo dei percorso: 60 minuti ca.
•  Difficoltà: alta.
Dalla piazzola che segna il termine del percorso “Casaccia dei Ladri”, procedendo verso nord si percorre un sentiero che è caratterizzato dalla presenza di vege­tazione monofitica diradata, interrotta da roccia in affio­ramento. Il nome del percorso è dato dalla presenza di due grotte di cui una è denominata Grotta Azzurra. Il percorso compie il giro della vetta posta più a Nord seguendo poi in direzione Sud il versante Sud occiden­tale del monte.
Lungo il sentiero è possibile notare l’imponente roccia affiorante chiamata sasso di S. Nonnoso; la leggenda racconta che la rupe venne spostata dal Santo per pro­curare ai monaci il terreno adatto da piantarvi un orto. Proseguendo, oltre il sasso di S. Nonnoso il sentiero conduce, dopo una ripida salita, all’ Eremo di S. Silvestro.

 

Percorso delle Carbonaie

 

•  Dislivello: da 430 metri a 641 metri
• Tempo del percorso: 1 ora ca.
•  Difficoltà: media
Dal percorso vita, dopo circa venti minuti di cammino si imbocca il sentiero a sinistra detto “delle Carbonaie”, per i resti che testimoniano la presenza di aree destinate anticamente alla produzione di carbone. Il percorso risa­le il versante Nord orientale del monte, coperto da un fitta vegetazione caratterizzata da un bosco ceduo a cerro e leccio e cespuglieti a ilatro comune e terebinto; esso attraversa la strada pedonale per poi terminare sul sen­tiero che porta alla Chiesa di Santa Lucia.

 

Percorso degli Eremi

 

•  Dislivello: da ca. 400 metri a 692 metri
• Tempo del percorso: 90 minuti ca.
•  Difficoltà: media
Dall’Ufficio Informazioni (V.le Vignola) occorre seguire la strada comunale che conduce alla Riserva Naturale. Proseguendo poi per la strada pedonale che risale il monte è possibile osservare la presenza di tre cappellet-te in successione, si prende quindi per la deviazione a sinistra contrassegnata dalla terza cappelletti chiamata TAnnunziata”. Al primo incrocio si prosegue di nuovo a sinistra, fino ad arrivare alla Chiesa di S. Lucia, la quale sorge sulla prima vetta del Soratte. In quest’area è pos­sibile campeggiare. Dell’abitato, che doveva servire agli eremiti, vi sono pochissime tracce e se ne ha notizia dal 1596.
Dalla chiesa di Santa Lucia si prende il sentiero che con­duce verso Nord-Ovest e al primo incrocio si prosegue verso sinistra arrivando alla Chiesa di S. Antonio, posta nel versante Sud-Est del monte. Prima notizia di quest’Eremo è del 1532; qui risiedette il priore di tutti gli eremiti dei Soratte. Tornando all’incrocio precedente si prosegue per la strada di sinistra che ricollegandosi con il principale percorso pedonale, porta al Santuario di Santa Maria delle Grazie. Questo convento nacque pro­prio su una prima cappella dedicata alla Beata Vergine, la cui immagine dipinta sul muro era particolarmente venerata nel secolo XVI. Nel santuario che si andava così formando si alternarono eremiti e sacerdoti di vari ordini  religiosi:  Camaldolesi-Francescani-Cistercensi. Furono proprio quest’ultimi ad ingrandire l’Eremo nel 1628 che divenne così monastero. Da Santa Maria delle Grazie si prosegue verso la cima del Monte ove si trova la Chiesa di San Silvestro; prima di raggiungerla si può prendere il sentiero sul versante Sud-Est del Monte che conduce al piccolo Eremo di San Sebastiano, di cui restano modeste tracce murarie. Quest’ultimo fu dimora di eremiti nei secoli XVI e XVII, dopo di che cominciò l’abbandono e la conseguente rovina.
Sulla cima più alta dei monte si trova la Chiesa di San Silvestro. La costruzione fu eretta nel luogo in cui, al tempo degli antichi romani, era sito il tempio di Apollo. La primitiva Chiesa fu distrutta dalle incursioni barbariche ed in seguito restaurata nel 747 da Carlomanno. In que­sta Chiesa si rifugiò Papa Silvestro I fuggito da Roma per le persecuzioni operate da Costantino; egli sarebbe stato richiamato nella città eterna dallo stesso, malato di leb­bra, e lo avrebbe battezzato. La Chiesa , a pianta rettan­golare, è preceduta da un atrio a due navate con arcone centrale. Essa era collegata ad un monastero di cui rimangono poche tracce murarie. L’interno ha tre navate sormontate da volte a botte ed è diviso da pilastri in muratura su cui poggiano le arcate. Due brevi scalette conducono al presbiterio nel cui centro è collocato l’alta­re maggiore, dietro il quale si incurva l’abside circolare. Sotto il presbiterio trova luogo una piccola cripta, l’altare della quale, più volte violato, nascondeva il sepolcro del Beato Paolo Giustiniani. Gli affreschi sono riconducibili dal ‘200 al ‘400, cioè nel periodo in cui sì ebbe una certa ripresa della presenza monastica.

 

Percorso di S. Romana – Meri

•  Dislivello: da ca. 416 metri a 200 metri
• Tempo del percorso: 45 minuti ca
• Difficoltà: media
Nel terrazzamento sottostante all’ufficio informazioni è localizzato un ampio parcheggio. Da qui si può prendere il percorso per la chiesa di S. Romana e per i meri: imboccando la strada Provinciale per Ponzano Romano (via Verzano) dopo 200 metri , al termine del centro abi­tato, si scende per la mulattiera a destra; si arriva così alla Cappella “dei Cacciatori” e si scende per il sentiero sulla sinistra. Dopo ca. 300 metri sulla destra, tra la fitta vegetazione, è possibile notare le cavità carsiche note come i “Meri”.
Tornando sul percorso, indicato con segni rossi, si pro­segue e si prende, al primo bivio, il sentiero sulla sinistra che conduce all’Eremo di Santa Romana. L’eremo di S. Romana si trova sulla china del Monte Soratte nel versante Nord est che guarda i monti Sabini. La chiesa è costruita all’interno di una grotta, forse un’antica sede di culti pagani. Tutt’intorno una sequenza di mura e di ruderi testimoniano l’ampiezza dell’eremo e la sua organizzazione. La chiesa fu consacrata nel 1218. Sull’altare un’iscrizione ricorda il battesimo della Santa avvenuto per le mani di S. Silvestre Nella grotta, all’interno della chiesa, è collocata una vasca di marmo che raccoglie l’acqua che scende dalla roccia e che veniva usata per devozione dalle donne prive di latte, inoltre sono presenti notevoli fenditure di natura carsica formatesi dagli scoli delle acque.

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