Percorso artistico e culturale ed area museale a Riano

Il Castello Cesi.

“Dell’antichità di questo Castello, anticamente una delle Colonie de’Vejenti, secondo il Cluverio; ed una Villa di delizie ,secondo il Nardini (…). Egli è situato questo Castello  cinto di mura, trà la Via Flaminia, ed il Tevere, in luogo eminente; in paese fertile, se bene di aria non molto felice, lungi da Roma, anco secondo le misure antiche 4 miglia. Fù, se bene all’hora forte,preso da Enrico III,”
( C. B. Piazza, La Gerarchia cardinalizia: a Clemente XI Pontifice, 1703, 97)

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Riano faceva parte dell’area capenate avente come città egemone Capena, (Civitucola). Successivamente annessa a Veio e poi conquistata da Roma viene annessa alla tribu’ Stellatina.  Il suo territorio si estende dalla via Flaminia alla Via Tiberina fino a raggiungere quei territori che oggi sono occupati in larga parte dalle cave di tufo. Come gran parte del territorio incastellato intorno all’anno mille, si trova sotto il dominio del monastero di San Paolo fuori le mura, sino al 1527, quando passa ai Cesi.

Sotto questa nobile casata, di prelati e intellettuali, assume la forma definitiva di maniero rinascimentale e si assiste alla sua raffinata decorazione interna. Affreschi in stile manierista probabilmente degli Zuccari sopravvivono due stanze contigue piuttosto deteriorate mentre nelle sale del piano nobile grandi camini ne registrano la destinazione a sale di ricevimento.
Poi alla metà del Settecento il feudo passa ai Ruspoli che lo tengono sino al all’1818, quando passò ai principi Boncompagni -Ludovisi.

La Chiesa dell’Immacolata Concezione

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Edificata nel 1490 dai monaci benedettini di San Paolo fuori le mura come chiesa parrocchiale, la chiesa dedicata all’Immacolata Concezione a Riano, fu ricostruita e ampliata nel 1738 da Francesco Maria Ruspoli e dedicata a Maria Vergine Immacolata. E’ di fronte al palazzo baronale e reca all’esterno un’elegante porta quattrocentesca con semplici stipiti marmorei decorata. Nella cornice superiore, di una ghirlanda inserita di uno scudo tra nastri svolazzanti. Lo schema architettonico del portale si ripete in forme rimpicciolite nella porticina aperta sul fianco destro.  A navata unica e sul soffitto in legno è dipinto lo stemma dei Ruspoli. Nell’abside quadrangolare è collocato l’altare maggiore con un quadro raffigurante la Madonna con il Bambino e i due altari laterali a metà della navata sono dedicati alla Madonna del Rosario e alla Vergine Assunta in cielo.

 

Area museale La Macchiarella presso Aula Consiliare del Comune di Riano 
QUARTO DELLA MACCHIARELLA, FRAMMENTI DI CIVILTA’ PASSATE.
Il sito denominato “Quarto di Macchiarella” di pertinenza dell’Università Agraria appartiene al comune stesso. L’associazione Archeologica Saxa Narrant con l’autorizzazione e l’ausilio delle autorità competenti negli anni compresi tra il 2003 ed il 2006 hanno indagato quest’area risultata di grande importanza dal punto di vista archeologico. Durante la ricognizione archeologica sotto la direzione del prof. Fort, direttore del progetto, ci si è resi conto dell’importanza dell’area ed ha preso quindi il via un vero e proprio progetto denominato “Agro Veiente” .
Il progetto ha portato alla scoperta di numerose testimonianze archeologiche fotografate, disegnate e posizionate topograficamente su carta.
Sono stati una grande quantità di frammenti ceramici che affioravano al livello del suolo, sono stati poi rinvenuti tre pozzi uno dei quali con pedarole ossia una sorta di pioli in terracotta che servivano per indagare in profondità il pozzo. In linea con questo è stata individuata una galleria e accanto ad essa dei blocchi tufacei con saldature a coda di rondine. Non molto distanti sono emerse dal terreno tegole e coppi. Tutti questi elementi sono stati rinvenuti a valle della collina, la sommità ha invece rivelato dei blocchi tufacei a pianta rettangolare posizionati ad “L”. Questi blocchi, affioranti dal terreno, sono la prima fila di una struttura muraria di un edificio dalle fondamenta ancora interrate, i blocchi possono risalire ad un periodo che và dal VI al III secolo a.C. Attorno a questa struttura sono emersi innumerevoli frammenti di vasellame, di ossa animali, tappi di anfore, un frammento in pietra scolpita, numerosi chiodi e lamine di ferro, vetri, parti di un dolio, porzioni di pavimentazione, tegole, coppi, frammenti di intonaco dipinto, un anello ed una fibbia in bronzo. La scoperta sicuramente più importante è stata però certamente quella di una tegola bollata, il bollo recante l’iscrizione GRAS ci dà infatti una datazione certa del sito, la scritta è l’acronimo di Gaio Rasino Silo curatore di alcune ville nella zona della via Nomentana e del Lucus Feroniae all’epoca di Augusto.
     La testimonianza più antica che il luogo ha rivelato è stata però una pietra scheggiata in selce bionda usata in epoca primitiva e rinvenuta in prossimità di un riparo sotto roccia.
La zona di terreno sovrastante il riparo presentava un bordo di tufo di quella che sembrava una fossa.
Avvertite le autorità competenti è stato effettuato lo scavo che ha messo in luce una deposizione plurima. La fossa, utilizzata più volte, non recava alcun corredo funebre, all’interno vi era una prima sepoltura deposta su un cuscino di tufo e rannicchiata sul fianco destro, a metà della fossa a sinistra, c’era un’altro cranio ed altri ai piedi della prima sepoltura. Tutto il materiale è stato prelevato dalla Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale per l’analisi e la datazione.
Un’altro importante dato emerso nell’indagine è stato quello di ritrovare numerosi frammenti ceramici recanti tracce di bruciature non omogenee presenti sia all’interno che all’esterno dei pezzi, questo ci fà ipotizzare che siano stati oggetto di un incendio.
 Tutto il materiale rinvenuto e la relativa documentazione sono stati consegnati alle autorità competenti. I reperti più significativi sono esposti nelle vetrine della sala consiliare del Comune di Riano il cui allestimento è stato curato dall’associazione Saxa Narrant, al momento l’aula ospita anche i pannelli esplicativi e le mappe eseguite durante il lavoro di indagine.

Le ipotesi che possono essere fatte sulla base dello studio del sito e dei materiali rinvenuti è quella della presenza, da epoche remote di insediamenti umani, probabilmente già in età preistorica e, con una certa continuità dovuta alle condizioni ottimali per la sopravvivenza , perlomeno fino all’età augustea. Il sito ha subito poi un abbandono forse dovuto alla caduta dell’impero romano e quindi alle relative invasioni di popolazioni nemiche che hanno portato le popolazioni del territorio a cercare luoghi maggiormente difendibili e quindi a preferire alture dove arroccarsi e proteggersi dalle incursioni. La combustione della maggior parte dei reperti ceramici ci porta anche a supporre che l’abbandono del luogo sia stato causato dallo scontro degli abitanti con popoli rivali.

Il territorio indagato ha quindi un’importanza considerevole sia dal punto di vista archeologico che di testimonianza culturale che il luogo esprime.

Rinvenimento e restauro dei reperti, cartografia e allestimento delle vetrine, a cura dell’Associazione Saxa Narrant.

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