Faleria

20171030_131721Faleria è la denominazione attuale del borgo medievale di Stabia il cui nome è legato ad un antico stabulum lungo la Via Flaminia. Il luogo era abitato anche in epoca antica come testimoniano le necropoli falische. Il Castrum Stabiae menzionato nel 988 faceva parte come Mazzano e Calcata della domusculta di Capracorum di Papa Adriano I. Venne poi in possesso del Monastero di San Gregorio al Celio e infine nel XII secolo appartenne alla famiglia Anguillara. Nel 1660 fu acquistato dai Borghese e perde gradualmente importanza. Il nucleo più antico del borgo X-XII secolo occupò lo sperone tufaceo su cui sorsero la piazza della Collegiata di San Giuliano e il Palazzo Anguillara in seguito. Il borgo fortificato doveva avere un solo accesso e una sola via, via Falisca da cui partivano viette minori. Nel 1973 è stato completamente abbandonato ed oggi è in totale rovina

20171030_130515Il castello è costruito su un basamento di roccia tufacea  La costruzione è realizzata, per la maggior parte, in blocchi di tufo regolarmente squadrato con alcuni corpi costituiti da pietrame caotico e malta. La pianta dell’edificio è trapezioidale e al piano terra , gli ambienti sono disposti a lato di un blocco di roccia sul quale poggia il mastio. La facciata sud è inserita nella difesa muraria medioevale tra la porta di accesso al borgo e i caseggiati del nucleo primitivo, mentre l’ingresso del castello è situato sul lato nord e si apre sulla piazza del borgo prospicente la chiesa di S.Giuliano. Tramite una rampa si raggiunge il cortile interno che presenta, sul lato ovest, un loggiato a doppio ordine al quale si accede mediante una scala posta accanto all’ingresso. Nel cortile come nei prospetti, sono visibili le tracce delle modifiche che il castello ha subito durante i secoli.

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L’impianto originario è realizzato dalla famiglia Anguillara nel XIII secolo, la costruzione si è inserita nella preesistente difesa muraria tra la torre di avvistamento e la porta di accesso. Il primitivo castello, che poggia direttamente sulla roccia, comprende un recinto merlato di cui rimane traccia nella facciata nord, al centro sorge il mastio che gli ampliamenti successivi hanno completamente inglobato nella parte basamentale. Le due torri poste sul lato ovest sono state demolite nel XIX secolo a causa di cedimenti strutturali.

Il primo ampliamento subito dal castello può essere fatto risalire al XIV-XV secolo ed interessa alcuni vani realizzati sui lati est ed ovest. Sempre al XV secolo è da attribuire la piccola cappella privata al piano terra. La cappella ha le pareti interamente affrescate e l’esame dei dipinti dimostra una iconografia quattrocentesca sono raffigurati S. Agostino e S. Giacomo Maggiore. Le figure sono state riprese nei secoli successivi come mostrano alcuni punti del panneggio degli abiti e la decorazione dei gigli francesi in omaggio alla famiglia Farnese.

 

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Nel XVI secolo periodo di maggior splendore per il casato il castello assume il definitivo aspetto di palazzo residenziale. Vengono eseguiti importanti lavori che trasformano radicalmente la struttura dell’insediamento medioevale. Sul lato sud, all’interno, del recinto, sono realizzati gli ambienti che inglobano il mastio e delimitano l’attuale cortile; al primo piano si apre una piccola loggia di tre arcate, che disimpegna la scala d’ accesso al secondo piano. Sull’angolo nord-ovest viene costruita la torre circolare, mentre sulla facciata nord si aggiungono i contrafforti. Sul lato est viene costruito il corpo esterno al recinto primitivo comprendente un vano scala che permette un agevole disimpegno degli appartamenti residenziali. Con la realizzazione di questa nuova ala viene attuata la sistemazione, al primo piano, del grande salone di rappresentanza ribassando il livello del pavimento e tamponando la preesistente finestra per permettere la costruzione del monumentale camino, infine vengono aperti i tre balconi che si affacciano sulla piazza sottostante.

Nel XVII secolo decade l’importanza della famiglia Anguillara che vende i suoi possedimenti al Principe G.B. Borghese. La famiglia Borghese non ha mai risieduto nel castello ed anche se verranno eseguiti alcuni lavori di sistemazione, il palazzo inizia da ora la sua decadenza che lo porterà, nei primi anni del XIX secolo ad un avanzato stato di fatiscenza. Al XVII secolo risale la costruzione del loggiato a doppio ordine e contemporaneamente viene realizzata la scala a doppia rampa d’ accesso al piano nobile. La sistemazione definitiva del cortile avviene, molto probabilmente, nei primi anni del secolo successivo, con la realizzazione delle finestre su tutti e quattro i lati comportando la chiusura del loggiato cinquecentesco

Collegiata di San Giuliano

 

La Chiesa più importante di Faleria è dedicata al patrono San Giuliano Ospitaliere.

Non vi sono documenti scritti circa l’origine e l’anno di costruzione della Chiesa. Per avere un attestato scritto, bisogna risalire all’anno 1257
In uno risalente al 1728, conservato nell’archivio capitolare della Sacrestia della Chiesa Collegiata, si legge “La Chiesa Parrochiale e Collegiata del Glorioso San Giuliano Confessore, Avvocato e Protettore della Terra di Stabia Diocese di Civita Castellana …

IPOTESI DELLO SVILUPPO STORICO DELLA CHIESA.

20171030_131404La Chiesa di S. Giuliano ha pianta basilicale a tre navate; la centrale, più ampia, termina nell’abside con coro in legno, restaurato nel 1991, che circonda l’altare principale.
Vari indizi fanno pensare che non avesse sempre avuto il nome attuale. Si chiamava Chiesa della Collegiata, come la piazza adiacente, e i primi originari protettori furono i S.S. Apostoli Pietro e Paolo, dei quali la Chiesa conservava memoria con un altare eretto a loro nome.

Della primitiva Chiesa del XII secolo rimangono i massicci muri perimetrali, visibili nella mole esterna, nei quali sono aggregati tasselli di fini marmi lavorati, provenienti da monumenti di epoca romana, inseriti come elementi decorativi.
Nel secolo XIII la Chiesa aveva un magnifico pavimento cosmatesco con intarsi di marmi che formavano disegni geometrici, del quale rimane un rosone posto proprio dietro il portale centrale.
Con la ristrutturazione del XIV secolo, venne costruita la conca absidale sull’area della sacrestia, rialzato il pavimento dell’altare maggiore e creata una cripta nel sotterraneo dello stesso.

Nel XV secolo furono erette le prime cappelle laterali: quella del Santissimo Salvatore, sull’altare del quale era posta una preziosa tavola dello stesso periodo, (ora conservata e non di fruibile accesso), e quella dedicata a S. Giuliano proclamato nuovo protettore di Stabia.

Nel XVI secolo furono chiuse le finestre parietali ed eretti quattro nuovi altari dedicati a S. Girolamo, annunciazione di Maria, S.S. Pietro e Paolo, trasferiti dall’altare maggiore, e S. Giovanni Battista che merita una particolare menzione perchè fu costruita da maestri marmorai di alta tecnica, e per le sue delicate sagome architettoniche, sorrette da colonne e capitelli tutte in marmo pregiato.

Della famiglia Anguillara, porta ancora oggi gli stemmi araldici ai fianchi dell’altare e al centro dell’ affresco.
Quest’ultimo, recentemente restaurato, è sicuramente anteriore alla cappella ;rappresenta S. Giovanni Battista insieme alla figura del Cristo al centro, mentre in alto viene raffigurata la Risurrezione.

In questo secolo furono costruiti anche i portali di travertino che si inseriscono mirabilmente nella facciata della Chiesa. Le dediche latine incise, a causa della loro estrema semplificazione sono di difficile interpretazione.
Le epigrafi sono state tradotte in questo modo:
“A te offriamo noi Santesi Pietro e Graziano nell’anno del Signore 1498- nel 1504 sotto il dominio dei Conti Anguillara”.

Nello Statuto di Stabia del 1952, leggiamo come l’amministrazione civile di questa comunità nominava due uomini probi del paese chiamati “Santesi”, i quali erano responsabili dell’amministrazione di tutte le cose ecclesiastiche.

Il campanile romanico fu costruito probabilmente nel 1504. Ha, nella parte inferiore, due ordini di bifore chiuse, in quella superiore tre ordini di bifore con colonnina, marcapiani in cotto e dentellature ornamentali.
Le campane, la più grande risale al 1343 e la più piccola al 1504, sono tuttora funzionanti.
Al XVII secolo risale la costruzione delle altre cappelle interne e delle volte delle navate laterali, alcune ricoperte con stucchi; le cappelle di S. Carlo e del Rosario. L’altare dei S.S. Pietro e Paolo fu soppresso e il culto sostituito con quello di S. Domenico.

Nel 1610 per opera della compagnia del S.S. Sacramento fu rinnovato l’altare maggiore dedicato a S. Giuliano con una tela raffigurante il Santo ai piedi della Vergine, e adornata tutta intorno da una cornice a stucchi con figure angeliche.

Sotto questo altare sono stati effettuati sondaggi a campione dimostrando che tutta l’area absidale è affrescata sotto il dipinto di San Giuliano.
La parte dell’affresco portata alla luce è quella circondata dalla cornice, ed è sicuramente la più interessante.
In primo piano c’è l’immagine di S. Giuliano , facilmente distinguibile per la presenza dei suoi simboli: il cane alla sua destra, il falco posato sull’avambraccio sinistro e la spada. In secondo piano c’e Faleria, come si poteva ammirare intorno al XV secolo (data ipotizzata dell’affresco); si distinguono chiaramente lo sperone tufaceo con sopra il borgo medioevale, la Chiesa di S. Giuliano ed il Castello degli Anguillara con ancora le sue torri merlate. Proprio tali merlature sono indizi sulla presunta datazione dell’ affresco.

Dietro al borgo, tra boschi e campagne, è rappresentato un altro castello, che ci fanno presumere essere Castel Paterno. Il restauro del 1975 ha riportato il soffitto della navata centrale alla forma originaria con le capriate proprie dello stile romanico. L’ultimo restauro, nel 1991, ha riguardato la pavimentazione, ora in cotto, e il colonnato.
Da questo sono stati tolti gli intonaci, portando alla luce i blocchi di tufo degli archi e i mattoncini dei pilastri che sostengono le capriate; la mensa è stata rifatta in marmo.

Chiesa palatina di San Giuliano

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Di fronte alla chiesa dedicata a S. Giuliano, sul lato est del castello degli Anguillara sorge la chiesa di S. Agostino, costruita nel XIV secolo.

L’interno, a navata unica, aveva un unico altare centrale sormontato da una tela raffigurante S. Agostino e S. Monica, ora dispersa. Dietro l’altare vi era la cripta della famiglia Anguillara.
La chiesa, infatti, aveva funzione di cappella palatina e al castello era collegata con un ponte sospeso

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Chiesa della Madonna di Pietrafitta 

Fuori dell’antico centro urbano, sulla sommità di un declivo, nascosta da abitazioni costruite di recente, si eleva la chiesa della Madonna di Pietrafitta. Una piccola chiesa rurale di rara bellezza e interesse, a pianta quadrilobata sormontata da un tamburo prismatico di base ottagonale, costruita nel 1599 dagli Anguillara nel luogo dove venne rinvenuto un sarcofago, attualmente inserito sotto l’altare maggiore.

La grande particolarità di questa chiesa sta nella forma originale della sua pianta centrale (molto rara per quel periodo), che ispirandosi chiaramente alle forme delle prime chiese paleocristiane e bizantine, preannuncia alcuni motivi cari all’architettura barocca assunti dagli studi sull’architettura classica di grandi architetti come Bramante e Leonardo. Una pianta usata inizialmente nei sacelli pagani e in seguito nella cristianità essenzialmente nei battisteri che conferisce a questa costruzione un significativo carattere di luogo sacro per eccellenza. La chiesa al suo interno è stata affrescata con dipinti e decorazione  di peculiare maestria e originalità. Ancora ben conservato si mostra l’affresco incorniciato di una Madonna con Bambino. Ai lati si intravedono i resti di Martiri della Chiesa non identificati. Nell’abside a sinistra dell’altare in un altro affresco, si intravede l’immagine imponente di una emblematica Madonna Nera.

Il carattere di luogo sacro per eccellenza è accentuato dalla presenza, in origine, di tre altari come testimoniato dalle cronache del XVII e del XVIII secolo. Nell’altare Maggiore si venerava la Madonna, nell’altare del SS. Crocifisso era conservata una preziosa reliquia della Croce di Cristo, pervenuta a Stabia (antico nome di Faleria) nell’epoca delle Crociate e in seguito trasferita nella Chiesa Collegiata. 

La chiesa della Madonna di Pietrafitta è menzionata nei documenti dal 1621, nel 1688 figura come “abbazia” confermata nella visita apostolica del 1729. Nel 1783 è affidata alla Amministrazione del principe Borghese e al 1788 risalgono alcuni lavori di sistemazione del tetto e del pavimento. Nel 1853 la chiesa è in pessimo stato di conservazione e durante il 1886 crolla il tetto della sacrestia e vengono effettuati alcuni lavori di restauro.

navata1Dopo circa cento anni nel 1993, l’Amministrazione Comunale di Faleria, viste le precarie condizioni statiche e di degrado predispose il recupero storico, artistico e funzionale del manufatto per destinarlo a sala per esposizioni. Dopo questo tipo di intervento, in parte non concluso nei suoi obiettivi finali, la chiesa fu riaperta al culto.

Ad oggi la chiesa, a prima vista e guardata a distanza, si presenta sommariamente in una discreta e apparente buona condizione conservativa; ma osservata attentamente lascia trasparire una situazione generale di degrado affiorante in tutte le sue componenti strutturali e di finitura, il pessimo stato conservativo degli intonaci interni ed esterni e la inefficace protezione degli infissi esterni è visibile al visitatore attento. 

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