Percorso Artistico e Culturale e il Casale di Malborghetto

 

RomaViaFlaminiaArcoMalborghetto&Casale

Costantinus at Italian Wikipedia [GFDL or CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons

Borgo di Sacrofano e struttura difensiva

Al borgo di Sacrofano si accedeva dall’antica via etrusca, lastricata in epoca romana, ed utilizzata ancora oggi. Questa via si diparte da Prima Porta ed è  denominata per un tratto “Valle Muricana”.

La Rocca di Sacrofano era situata nella parte alta del paese. Un’antica rocca a tufelli a guardia dell’accesso al borgo è riconosciuta tra piazza XX settembre e la piazzetta interna, oggi Piazza Diaz. La struttura ad impianto trapezoidale, accoglieva al suo interno un cortile. Dotata di un torrione, era protetta da un fossato difensivo nel luogo dove sorgeva il borgo fortificato. Datato XIV secolo è il torrione situato accanto alla chiesa di San Giovanni, residenza degli Orsini e al cui interno è presente lo stemma della famiglia.

Altre due torri rotonde furono costruite nel XV secolo a difesa della “Porta Romana”  o Porta di Sotto. Questa ha un aspetto imponente con un grande arco in conci bugnati e nella chiave è posto lo stemma del paese con San Biagio e la scrofa. La porta immette in un pittoresco borgo e in un intrigo di viette con edifici a tufelli, passaggi coperti, pittoreschi palazzetti, piazzette ed archi.

Chiese da visitare. 

Le antiche chiese di San Lorenzo, San Giovanni e San Biagio sono citate sugli archivi della diocesi di Selva Candida a partire dalla prima metà dell’XI secolo.

CHIESA DI SAN BIAGIO.

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Quasi sicuramente è in questa area che si è insediato e sviluppato il primo nucleo umano.

La chiesa invece risale alla seconda metà del XV secolo ma poi venne rimaneggiata nel XVIII secolo, ed è l’attuale parrocchia del paese. Ha schema a tre navate con soffitto ligneo dorato in cui sono inseriti tre quadri di San Biagio e lo stemma dei Chigi.

Due pregevoli affreschi decorano gli altari minori. Una flagellazione è posta nella navata di destra, mentre nel terzo altare di sinistra possiamo ammirare una madonna con bambino. Ai lati dell’altare maggiore due grandi candelabri bronzei del 1781, mentre nell’abside un tabernacolo ligneo del 1500 espone la statua del titolare della parrocchiale, San Biagio patrono.

19399139_1320413998036271_6214027381168774141_nCHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA, risalente al XII secolo è stata rimaneggiata nel XV. La chiesa odierna, dell’antica struttura medievale, conserva ancora lo splendido campanile a grandi blocchi di tufo e con due ordini di celle. La pianta ha una navata irregolare con ambulacro a destra con vani irregolari. Vi è posta un’acquasantiera, il fonte battesimale, il tabernacolo dell’olio santo con stemmi degli Orsini e della Rovere. Nel catino è un affresco con un’assunzione di scuola romana. Mentre a destra si conservano altri affreschi raffiguranti la Pentecoste tutti della fine del ‘500 e bisognevoli di restauri. Nel soffitto ligneo sono poste figure intarsiate. L’altare è del 1515, in marmi colorati,  e conserva le reliquie di san Giustino. Il pulpito risale al 1641. Il titolo di “San Giovanni in Scrofano” è citato a partire dal 1027. Nella chiesa si conserva una campana, fusa nel 1357 .

In queste chiese, cita il Moroni, vi fu una specie di cimitero o necropoli,  sia perchè si attribuiva una certa sacralità al luogo, sia perchè le famiglie di Scrofano avevano voluto possedere reliquie che ancor oggi sono venerate nella chiesa di San Biagio, mentre i corpi santi sono sepolti sotto i pavimenti della chiesa di San Biagio e di San Giovanni.

SANTA MARIA DELLA VALLE. sul luogo di una villa romana si insediò un abitato medievale oggi abbandonato e di cui non restano che pochi ruderi costituiti dall’abside e parte della facciata. Fu dichiarata in rovina già nel 1574.

Nel Casale Pagliarini non visitabile perché di proprietà privata, sono siti: una cappella privata di Sant’Anna a pianta ovale e altri materiali come sculture e brani architettonici provenienti da Monte Musino.

Architetture civili

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Il palazzo Placidi-Serraggi, fu costruito nel 1707 in stile tardo-barocco.

By MM (Foto personale) [Public domain], via Wikimedia Commons

Siti archeologici

Sulla cima di Monte Musino, il cono formato dalle colate del vulcano di Sacrofano, sono conservati i resti della fortificazione medioevale ed i resti di un antico luogo di culto, presunto santuario delle Arae Mutiae citato da Plinio e dedicato a Giove Tonante ed Ercole (148 d.C.)

Nei Musei Vaticani, all’interno della Sala Rotonda di Pio Clementino, il pavimento è costituito da un interessante assemblaggio operato nel 1700,  di mosaici dei primi decenni del III secolo d.C., rinvenuti a Otricoli e a Sacrofano.

Il comune di Sacrofano si trova all’interno del Parco Regionale di Veio. Nel territorio che confina con il Comune di Formello e quello di Roma, un’ampia area a bosco vergine, è chiamata “Macchia di Sacrofano” ed include la collina di Monte Musino dalla quale hanno inizio gli acquedotti in cunicolo etruschi che alimentavano l’antica città di Veio presso Isola Farnese, ancora in parte visitabili presso l’area archeologica di Veio.

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La zona del parco è delimitata da varchi ed in alcune aree è interdetto il traffico di veicoli ed è possibile visitare soltanto a piedi, a cavallo e su mountain bike.

Ponte Sodo presso Veio – cunicolo etrusco.

 Flaminia – Malborghetto e la Torre di Pietrapertusa

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Il Casale di Malborghetto si incontra percorrendo la Via Flaminia in direzione Nord, al chilometro 14,900, prima del bivio per Sacrofano a destra. Si tratta di un sito molto particolare e di una certa importanza, che ha subito svariate trasformazioni che oggi ci consentono, attraverso la lettura del manufatto, di ripercorrerne la lunga e affascinante storia.

Il casale è ricavato da un arco quadrifronte eretto probabilmente agli inizi del IV secolo d.C. All’interno si incrociavano la via Flaminia e uno dei percorsi che collegavano alla via Cassia, verso la città di Veio. L’arco, di cui è visibile la struttura in laterizio, originariamente era rivestito da lastre di marmo, con colonne corinzie sulle fronti principali.

Agli inizi del Novecento il giovane archeologo tedesco Fritz Toebelmann studiò per cinque anni il casale, arrivando alla conclusione che fosse antecedente alla fine del IV secolo poiché attraverso una minuziosa ispezione della costruzione, scoprì su di un mattone un bollo laterizio di età Dioclezianea.

Arco_di_MalborghettoPhoto: Di Costantinus – Opera propria, CC BY-SA 3.0,

L’archeologo tedesco morì prematuramente durante la prima guerra mondiale, lasciando uno studio minuzioso che descrisse l’aspetto del monumento in origine. Egli aveva compreso che era stato eretto nel luogo dove le truppe di Costantino I, si erano accampate la notte precedente allo scontro con Massenzio e non nel luogo dove era iniziata e dove poi si era svolta la battaglia (Saxa Rubra e Ponte Milvio). E’ piuttosto inusuale questo tipo di commemorazione della locazione di castra aestiva (accampamenti da marcia).

Gli studi ipotizzavano che il monumento potesse essere legato alla leggendaria “visione” che Costantino riferì di aver avuto alla vigilia dello scontro con Massenzio. Gli studi più recenti svolti dal prof. Gaetano Messineo hanno sostanzialmente confermato le deduzioni del Toebelmann. Non è dato sapere se il fatto sia realmente accaduto o sia soltanto di una leggenda, ma gli studiosi che hanno preso in considerazione la questione, sono andati alla ricerca di riferimenti astronomici che potrebbero giustificare la famosa visione che apparve all’imperatore Costantino 1700 anni fa, il 27 ottobre del 312. Secondo Lattanzio (250-327) la visione sarebbe avvenuta in sogno, mentre Eusebio di Cesarea (265-340) scrive che la croce luminosa sarebbe apparsa in pieno pomeriggio e fu osservata anche da tutti i soldati. Sulla croce campeggiava la scritta «Toutô nika», che più tardi Rufino tradusse «Hoc signo victor eris» e che la tradizione trasformò nel più noto «In hoc signo vinces». Gli studiosi ci dicono che Costantino, dopo la visione, fece incidere sui labari dei soldati la lettera greca «chi», il simbolo del Dio cristiano. Labaro, toponimo della località prossima a Saxa Rubra, si riferisce a questo particolare.

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Filostorgio (368-439) aveva interpretato il «segno celeste», e Fritz Heiland del Planetario di Jena ha avanzato l’ipotesi che la visione potesse rappresentare una congiunzione planetaria e dopo aver ricostruito il cielo del 312 notò che nell’autunno di quell’anno Giove, Saturno e Marte, tre pianeti molto luminosi, si trovavano vicini e allineati fra le costellazioni del Capricorno e del Sagittario. La configurazione planetaria insolita poteva essere interpretata dai soldati come un cattivo presagio e Costantino per questo inventò la storia della visione per trasformare il presagio in un segno di buon auspicio. Subito dopo il tramonto, inoltre, in mezzo alla volta celeste campeggiava il Cigno, una costellazione a forma di croce, chiamata dagli astronomi appunto la «Croce del Nord». Una stella laterale, le conferiva l’aspetto di uno «staurogramma», ossia il monogramma che si ottiene sovrapponendo le due lettere greche maiuscole tau (T) e rho (P). Sotto il Cigno, inoltre, si trova la costellazione dell’Aquila, simbolo di Roma e dei suoi eserciti, e anche questa circostanza contribuì a rafforzare i significati simbolici della visione.

L’affresco di Piero della Francesca nella basilica di San Francesco di Arezzo intitolato «Il sogno di Costantino» riproduce la visione dell’imperatore.

Victory of ConstantineUn altro affresco della visione di Costantino si può ammirare all’interno del battistero di San Giovanni in Fonte di Napoli, fatto erigere dallo stesso imperatore.

Durante il medioevo, chiusi i fornici dell’arco di Costantino,  all’interno del manufatto fu ricavata una chiesa dedicata a San Nicola ma già nel XIII secolo la chiesa era scomparsa e l’edificio fu trasformato nella torre del borgo fortificato, chiamato Burgus S. Nicolai de arcu Virginia, appartenente al Capitolo della Basilica di S. Pietro. Nel 1485 il borgo fu assediato e incendiato dalle truppe degli Orsini durante le lotte fra questi e i Colonna, e da allora fu chiamato “Malborghetto”, forse perché in stato di abbandono. L’edificio, ridotto a casale, divenne un’osteria nel Seicento, mentre nel 1744 vi si installò una stazione di posta con una stalla ed una piccola chiesa e infine divenne abitazione rurale.

Nel 1982, fu acquisito dallo Stato e nel 1984, dopo alcuni lavori di consolidamento a causa delle condizioni rovinose in cui versava, iniziò l’opera di restauro: oggi il Casale Malborghetto è circondato da un parco ed è uno splendido sito archeologico.

All’interno del casale un antiquarium raccoglie  oggetti provenienti da aree limitrofe di grande interesse archeologico: si tratta di ceramica etrusca e fine vasellame raccolto nelle zone della Celsa, Grottarossa e Tor di Quinto.

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All’esterno, sul lato Nord, rimangono alcune tracce dell’antico muro di cinta costituito da selce, marmi e tufelli. Sparsi nel parco possiamo osservare alcuni resti dei marmi che adornavano l’arco.

Dopo la visita al casale è possibile, fare una passeggiata per raggiungere la Torre di Pietrapertusa; un chilometro sulla destra, in prossimità di una curva , si lascia l’auto e a piedi si percorre la strada sterrata che si dirige verso il Fosso della Torraccia. E’ una splendida area boschiva attraversata da un fosso e superato un piccolo ponte ci si dirige verso alcune abitazioni private e una collinetta alberata che nasconde la torre. La torre (chiamata anche Torraccia) oggi non è visitabile perché proprietà privata e può essere vista solo dall’esterno: è alta circa 15 metri e presenta 12 fascioni alternati tra pietre bianche e tufi misti a selce.

A poche centinaia di metri, è possibile visitare invece il ninfeo.

Al casale si accede da un cancello posto sulla strada che costeggia i binari della ferrovia: l’ingresso, gratuito, è consentito tutti i giorni (escluso il martedì) dalle 9 alle 18 (il sabato si entra solo nel pomeriggio).

Numeri utili per le informazioni:

Comune 06 9011 7001

prolocosacrofano@gmail.com

Parrocchia San Biagio  069086051

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