Percorso Storico

Foto di Emiliano Sabatini – Comuni-Italiani.it Sacrofano.

Percorso Storico

Appena fuori dalla Prima Porta di Roma, percorrendo la Consolare Flaminia in direzione Nord, incontriamo il primo paese di questa direttrice, Sacrofano. Si tratta di uno splendido borgo, adagiato alle pendici del Monte Musino, con un tumultuoso passato geologico. Il paese infatti sorge su di un’area occupata dall’antica caldera del “Vulcano di Sacrofano”, un cratere molto attivo che trasformò il paesaggio ed emise materiale fino a 40.000 anni fa, producendo il tipico “tufo giallo di Sacrofano” largamente utilizzato per la costruzione anche in epoca romana.

Monte Musino, un’altura collinare boscata di mt. 389 slm, si è formato dalle colate laviche del Vulcano di Sacrofano e raccoglie molte testimonianze archeologiche. In passato fu luogo di culto e in un’ara datata 148 d.C e qui rinvenuta, è impressa la dedica a Giove Tonante ed Ercole Musino.

fb_img_1498538552602Inizia la propria storia come un centro dell’agro veiente che aveva frequenti contatti con tutta l’area capenate con la quale confinava. Tutta l’area Capenate ed anche Sacrofano finiranno per essere annesse a Roma e la popolazione sopravvissuta alla conquista sarà resa schiava.

I Romani una volta conquistata l’area, infittirono la rete viaria e realizzarono l’importante direttrice della Via Flaminia,   facendo sì che nelle  sue immediate vicinanze potessero sorgere numerose ville schiavistiche e d’ozio. Tra i reperti rinvenuti, di epoca etrusca e romana, vanno ricordati il mosaico con Nettuno ed Ulisse conservato presso i Musei Vaticani, la villa romana nella tenuta di Filatica, e il ponte in località Fontana Nuova.

Il toponimo “Sacrofano” sembra essere legato a due leggende: la prima narra di un ipotetico sacrum fanum, il luogo sacro presso il Monte Musino; l’altra leggenda è legata al rinvenimento, da parte di una scrofa, di una sorgente d’acqua, salvifica per la popolazione poichè avrebbe aiutato gli agricoltori in un periodo di siccità.

19430021_1321420707935600_4381941149958694259_nNel territorio di Sacrofano, nell’VIII secolo, Papa Adriano I fece realizzare una domusculta detta Capracorum, al cui interno gli abitanti organizzati in villaggi agricoli, che erano gestiti e amministrati dagli ecclesiastici, contrastavano i problemi della crisi demografica e lo spopolamento proprio del termine dell’impero romano. Inoltre le Domuscultae servivano la città di Roma delle derrate alimentari necessarie. Vi erano compresi fundi, massae et casales (“fondi agricoli, masserie e casali”). Il fondo citato come “Fundus Scrofanum” dal 775 fece parte dei possessi della chiesa di Santa Maria in Cosmedin.

Le Domuscultae anticiparono il successivo fenomeno dell’incastellamento che a partire dal X secolo si realizza in questo territorio, come nelle aree circostanti, dove si assiste all’edificazione di strutture difensive atte a proteggere gli insediamenti dai barbari. L’orda invadeva e razziava le campagne, lasciando dietro di sè una scia di violenza senza precedenti e dalla quale occorreva difendersi.

Il feudo di Sacrofano dal 1000 appartenne alla diocesi di Selvacandida ma nella seconda metà del XIII secolo fu ceduto ai prefetti di Vico, per essere infine amministrato dai Savelli prima, e poi dai Nardoni. Sotto il pontificato di Gregorio XI il feudo passò agli Orsini che lo detennero per tre secoli; nel 1560  in pieno rinascimento, fu compreso nel ducato di Bracciano e dopo circa cento anni divenne di proprietà della famiglia Chigi. Nel 1870 fu annesso al Regno d’Italia e nel 1928  fu cambiato il nome del comune da Scrofano in Sacrofano.

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